Nuovi pesci alieni e batteri pericolosi: cosa si nasconde nel mar Mediterraneo

Nuovi pesci alieni e batteri pericolosi: cosa si nasconde nel mar Mediterraneo
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Redazione Salute Redazione Salute   -   Le acque del mar Mediterraneo, da sempre crocevia di civiltà e culture, stanno assistendo a un fenomeno che nulla ha a che vedere con la storia umana: un'inarrestabile migrazione di specie aliene, spinte dal surriscaldamento globale verso un habitat che diventa giorno dopo giorno più accogliente.

La Puglia, con il suo Tacco d'Italia immerso nel mare, è uno dei teatri principali di questa trasformazione silenziosa, dove la natura sta riscrivendo i propri equilibri e dove, tra gli schiamazzi dei bagnanti e il profumo del pesce appena pescato, si cela un pericolo spesso invisibile: il batterio Vibrio, i cui ceppi più aggressivi sono stati ribattezzati dai media come "mangia-carne".

Il Mediterraneo, che si riscalda a un ritmo superiore del 20% rispetto alla media globale degli oceani, sta diventando un ambiente ideale per microrganismi che fino a qualche anno fa trovavano il loro habitat prediletto in mari molto più freddi come il Baltico e il Mare del Nord. È il caso del batterio Vibrio vulnificus, un microrganismo che prospera nelle acque calde e salmastre, specialmente dove l'acqua dolce dei fiumi incontra il mare.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), per questo motivo, ha lanciato una versione aggiornata del "Vibrio Viewer", uno strumento di monitoraggio che valuta la presenza del patogeno e la possibilità della sua proliferazione, un allarme che quest'estate 2026 riecheggia con particolare insistenza sulle nostre coste.

La Puglia e la nuova frontiera della contaminazione

La Puglia, con la sua costa frastagliata e le sue acque cristalline, è stata letteralmente "invasa" da questi nuovi ospiti? Sì e no. Da un lato, la regione è diventata un punto caldo per l'avvistamento di specie ittiche mai viste prima, come la ricciola giapponese (Seriola quinqueradiata), due esemplari della quale sono stati catturati per la prima volta nel Mar Ionio, al largo di Nardò e vicino all'Area Marina Protetta di Porto Cesareo.

La scoperta, confermata da test del DNA e pubblicata sulla rivista scientifica Acta Adriatica da un team dell'Università di Catania, ha acceso i riflettori su come le rotte navali e l'innalzamento delle temperature stiano mescolando gli ecosistemi. La ricciola giapponese, famosa in Giappone per il sashimi (dove è conosciuta come buri o hamachi), presenta caratteristiche uniche come una striscia gialla longitudinale ben definita che attraversa l'occhio fino alla coda, e rappresenta ora un nuovo, potenziale competitor per le specie autoctone.

Oltre a questa novità, le acque pugliesi e quelle dell'Adriatico devono fare i conti con un altro colosso alieno: il granchio blu (Callinectes sapidus). Originario della costa atlantica del Nord America, si è ormai stabilizzato in tutto il bacino del Mediterraneo, causando danni ingenti alla pesca e agli ecosistemi lagunari. La sua capacità di adattamento è tale che studi recenti hanno documentato una migrazione verso monte nel fiume Po, con esemplari che hanno risalito il corso d'acqua per oltre 160 chilometri.

In Puglia e Sardegna, la sua voracità sta mettendo a dura prova la sopravvivenza dei molluschi e la stessa attività dei pescatori, tanto che il progetto europeo ALIENA, finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia, sta cercando di mettere a punto sistemi di monitoraggio congiunti per mitigare l'impatto economico e ambientale di queste specie non indigene.

Il batterio Vibrio e l'effetto del caldo record

Se i pesci alieni sono una minaccia principalmente per l'ecosistema, il batterio Vibrio è un pericolo diretto per la salute umana. La terza ondata di caldo che sta infiammando l'Europa e che non accenna a diminuire, con temperature che in Francia, Spagna e Italia hanno toccato i 40 gradi, sta creando il terreno fertile perfetto per la sua proliferazione. L'insidia, invisibile all'occhio umano, si nasconde nelle acque costiere basse e nei frutti di mare crudi o poco cotti.

L'ECDC ha lanciato un allarme preciso: il rischio di infezioni da Vibrio è in aumento durante tutta la stagione estiva, specialmente durante le ondate di calore. Sebbene molti ceppi siano innocui, alcuni, come il Vibrio vulnificus, possono causare infezioni gravi che portano alla fascite necrotizzante, un'infezione che distrugge i tessuti molli, o a setticemia, con conseguenze potenzialmente fatali per chi ha un sistema immunitario compromesso o ferite aperte.

Il problema, come spiegano gli esperti, non è tanto il batterio in sé, quanto il messaggio che porta con sé. Hatim Aznague, analista dell'Unione per il Mediterraneo, ha dichiarato che "il Mediterraneo ci sta mostrando cosa rappresenta un mondo più caldo" e che "i batteri non sono la storia, sono i messaggeri".

L'innalzamento della temperatura e la riduzione della salinità, in particolare alla foce dei fiumi e nelle lagune, stanno infrangendo quella barriera difensiva naturale che per secoli ha protetto il Mediterraneo dai ceppi più aggressivi di questo patogeno, rendendo le nostre coste, dalla Spagna alla Grecia, sempre più simili ai mari del Nord dove il fenomeno era già endemico.

Cosa fare e come proteggersi

Nonostante la situazione, non c'è motivo di rinunciare alle vacanze al mare. Il Mediterraneo rimane un mare sicuro, ma è fondamentale adottare alcune semplici precauzioni. L'ECDC raccomanda di evitare di immergersi in acque salmastre o marine in presenza di ferite aperte, tagli o piercing recenti, o in alternativa, di coprire l'area interessata con un cerotto impermeabile. Se si entra in contatto con l'acqua di mare, è importante lavare subito la zona con acqua pulita e dolce.

Per quanto riguarda l'alimentazione, è bene prestare la massima attenzione al consumo di molluschi crudi come cozze, vongole e ostriche, soprattutto per le categorie più fragili come bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con malattie epatiche o immunodepresse. La cottura adeguata rimane il metodo più sicuro per eliminare ogni rischio batteriologico, così come l'acquisto di prodotti ittici da fonti tracciabili e certificate.

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