Buffon: “Pensavo fosse più facile vedere gli alieni che l’Italia fuori dal Mondiale”
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Redazione Sport
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La mancata qualificazione dell’Italia a tre edizioni consecutive della Coppa del Mondo, un’assenza che per una delle nazionali più titolate al mondo rappresenta una ferita ancora aperta, ha spinto Gianluigi Buffon – ex capo delegazione degli Azzurri e storico portiere campione del mondo nel 2006 – a ricorrere a un’immagine tanto potente quanto surreale per descrivere l’inimmaginabilità di questo fallimento. Nel corso di un’intervista rilasciata al The Guardian, l’ex numero uno ha confessato che, se qualcuno gli avesse prospettato uno scenario del genere una dozzina di anni fa, la sua reazione sarebbe stata di scetticismo assoluto: avrebbe cioè giurato che fosse molto più facile, per usare le sue parole, “vedere mille alieni” intorno a sé piuttosto che assistere a una débâcle così prolungata della rappresentativa italiana. Una dichiarazione che, lungi dall’essere una semplice battuta, fotografa con amarezza la distanza tra le aspettative di un’intera epoca calcistica e la dura realtà degli ultimi anni.
La sconfitta in Bosnia come spartiacque
Il detonatore di questa nuova riflessione, affidata al quotidiano britannico, è stato il disastroso ko maturato in Bosnia, un risultato che – come noto – ha di fatto precluso per la terza volta di fila alla Nazionale la possibilità di partecipare al massimo torneo planetario. Buffon, che di quella disfatta è stato testimone diretto nel suo ruolo di delegazione, non ha nascosto la natura “dolorosa” di quella pagina di storia sportiva, sia per il movimento calcistico nazionale sia per la sua stessa persona. La sua analisi, però, non si ferma alla semplice constatazione del disastro: l’ex portiere sottolinea con forza l’esigenza di un cambio di rotta radicale, avvertendo che, se si nega l’esistenza del problema, quel problema continuerà a ripresentarsi ciclicamente.
“Dobbiamo cambiare”: l’appello alla chiarezza
Secondo quanto riferito dall’ex capo delegazione, l’unica via d’uscita dall’empasse attuale – un’impasse che ha visto l’Italia assente dai palcoscenici mondiali per più di un decennio – consiste nell’ammettere le proprie difficoltà con lucidità. “Dobbiamo cambiare”, ha scandito Buffon, aggiungendo che un’analisi onesta della situazione permette comunque di intravedere un potenziale non trascurabile per costruire un futuro migliore. Il riferimento è a quella materia prima, a quei giovani e a quella struttura di base che, a suo giudizio, esisterebbero ancora nonostante le evidenti lacune; ma il monito è chiaro: senza la volontà di riconoscere gli errori commessi, nessuna risorsa potrà essere valorizzata.
Mancanza di talento creativo e necessità di realismo
Pur senza entrare nel dettaglio di nomi o responsabilità tecniche individuali, Buffon ha comunque lasciato intendere – nel corso della stessa intervista al Guardian – che il paradosso degli alieni serve a mascherare una carenza strutturale ben precisa: quella del cosiddetto “talento creativo”, un elemento che nelle grandi nazionali del passato non mancava mai. La sua diagnosi, infatti, si concentra sulla necessità di superare un momento di crisi partendo dalle cause profonde, non dalle scuse. E l’immagine delle mille astronavi che gli volteggiano attorno – prima ancora che una provocazione giornalistica – diventa così il simbolo di una realtà che nessuno, dodici anni fa, avrebbe potuto immaginare, e che oggi impone a tutti, dirigenti, giocatori e tifosi, di fare i conti con un presente molto meno brillante delle leggende su cui si è costruita la storia del calcio italiano.




