Buffon: “Più facile vedere mille alieni che l’Italia fuori da tre mondiali, invece è così”
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Redazione Sport
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Gianluigi Buffon, ex capo delegazione della Nazionale Azzurra, ha concesso al “The Guardian” un’intervista nella quale, ripercorrendo le tappe salienti della propria carriera, si è soffermato a lungo sulla crisi strutturale che attraversa il calcio italiano. Una crisi che, va ricordato, ha portato l’Italia a mancare l’accesso alla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva, l’ultima delle quali sancita un mese fa in Bosnia. L’ex portiere, campione del mondo nel 2006, non ha nascosto lo smarrimento di fronte a un dato statistico che, ammette lui stesso, appariva semplicemente impensabile fino a poco tempo fa: “Se me l’avessero detto dodici anni fa – ha dichiarato – avrei risposto che sarebbe stato molto più facile vedere mille alieni attorno a me, piuttosto che l’Italia fuori dal mondiale per tre volte di fila”. Una metafora, la sua, che restituisce l’entità di una ferita collettiva, aggravata dal fatto che nessuno, all’apice della sua generazione, avrebbe potuto immaginare un simile scivolamento.
La mancanza di talento creativo e il nodo della formazione
Nel lungo racconto rilasciato al giornale britannico, Buffon ha provato a indicare una delle possibili ragioni alla base di questa emorragia di risultati, senza però indugiare in facili colpevolismi. A suo avviso, il problema principale risiede nella penuria di talento creativo, un elemento che lui stesso definisce strutturale e che non può essere risolto con interventi episodici. “Dobbiamo cambiare – ha ammonito – se analizziamo la situazione con chiarezza abbiamo il potenziale per creare un futuro migliore. Ma se neghi il problema, quel problema ci sarà sempre”. Una posizione, la sua, che sembra voler spezzare una certa narrazione autoassolutoria, per quanto l’ex capo delegazione eviti con cura qualsiasi semplificazione. La mancata qualificazione a tre edizioni consecutive dei Mondiali (Russia 2018, Qatar 2022 e la prossima, che si terrà nel 2026) rappresenta, nelle sue parole, “una pagina dolorosa per il calcio italiano e per me”. Una frase, questa, che pesa doppiamente se si considera il ruolo istituzionale che Buffon ha ricoperto fino a poco tempo fa all’interno della Federazione.
Il peso di Calciopoli e il ricordo di Manninger
L’intervista, però, non si è concentrata esclusivamente sul presente della Nazionale. Buffon ha infatti riaperto, con la consueta schiettezza, il capitolo di Calciopoli, definendo quanto accaduto all’epoca come un “prezzo inspiegabile” che lui e altri hanno pagato. Un passaggio, questo, che l’ex portiere ha affrontato con la lucidità di chi, guardandosi indietro, ancora fatica a trovare una logica in alcune delle decisioni giudiziarie e sportive di quegli anni. “Ma se ti guardi allo specchio…”, ha lasciato intendere, quasi a suggerire che, nonostante l’amarezza, il bilancio con se stesso resta in qualche modo positivo. Altrettanto significativo è stato il ricordo di un evento recente e tragico: pochi giorni prima dell’intervista, Buffon si trovava all’Allianz Stadium per partecipare a un tributo dedicato ad Alex Manninger, l’ex compagno di squadra scomparso in seguito a un incidente stradale. Un momento di raccoglimento, quello nello stadio bianconero, che ha riportato alla luce il senso di appartenenza e i legami profondi che ancora legano i protagonisti di quella generazione.
Un presente senza certezze e l’assenza di ricette facili
A differenza di molti altri commentatori, Buffon non ha fornito soluzioni miracolistiche né ha indicato nomi o percorsi precisi per uscire dall’empasse. La sua analisi, piuttosto, si è concentrata sulla necessità di una presa di coscienza collettiva: senza l’ammissione del fallimento, avverte, non si potrà costruire alcuna rinascita. L’ex portiere, che ha vinto tutto a livello di club e ha sollevato la Coppa del Mondo a Berlino, sembra quasi parlare dall’interno di una contraddizione irrisolta. Da un lato, la consapevolezza che il potenziale per un futuro migliore esista ancora; dall’altro, l’evidenza che qualcosa si è rotto in modo profondo nel vivaio, nella gestione tecnica e forse nella stessa cultura calcistica italiana. E mentre la Nazionale si prepara a seguire i prossimi Mondiali da spettatrice per la terza volta – un evento che lui stesso paragona all’improbabile comparsa di mille alieni – resta sospesa la domanda implicita nelle sue parole: come si ricostruisce, quando nemmeno i più grandi campioni del passato avrebbero scommesso su un declino tanto rapido e profondo?




