Kean e Pengwin, il faccia a faccia che quasi diventa rissa: “Ti ammazzo di botte” e l’accusa sulle origini

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era nato tutto da un post critico, di quelli che sui social network finiscono per innescare reazioni sproporzionate; e invece, nel giro di pochi giorni, la scintilla si è trasformata in un vero e proprio caso mediatico, con tanto di servizio televisivo e tensione altissima per le strade di Firenze. Protagonisti, da una parte l’attaccante della Fiorentina e della Nazionale, Moise Kean, dall’altra il content creator (nonché tipster di grande seguito, forte di oltre un milione di followers su Instagram) Kristian Pengwin. Il loro confronto, organizzato con ogni probabilità per spegnere una polemica nata dopo l’eliminazione dell’Italia ai mondiali, ha invece rischiato di degenerare in una rissa vera e propria, tanto che l’inviato de “Le Iene” – la trasmissione che ha ripreso l’incontro – ha dovuto letteralmente frapporsi tra i due per evitare conseguenze peggiori.

La degenerazione di un chiarimento

L’incontro, avvenuto sotto casa del calciatore, è partito subito con il piede sbagliato. Kean, visibilmente irritato dalla presenza del suo “antagonista” (che lo aveva criticato duramente per una prestazione in Nazionale, definendolo quasi insufficiente), ha alzato immediatamente il tono, passando dalle parole ai tentativi di intimidazione. “Ti ammazzo di botte”, “ti atterro”, “ti anniento”: sono queste alcune delle frasi minacciose riportate dall’attaccante, che ha contestato a Pengwin non solo le analisi tecniche, ma anche – ed è questo l’aspetto giudiziariamente più delicato – le sue radici. “Ma se sei polacco…”, avrebbe aggiunto Kean, scatenando un secondo fronte polemico ben più grave della semplice lite tra personaggi pubblici. Dal canto suo, Pengwin ha cercato più volte di abbassare i toni (“Perché mi insulti? Perché mi minacci? Io sono venuto per chiarire”), ma la situazione è rimasta in bilico fino all’intervento della troupe televisiva, che ha concesso a Kean qualche minuto per rientrare in casa e calmarsi.

Le scuse (e la mancata ritrattazione) del calciatore

Una volta riapparso davanti alle telecamere, però, l’umore del calciatore è cambiato radicalmente: se prima l’atteggiamento era quello di chi cerca lo scontro fisico, dopo la pausa forzata Kean ha sfoggiato un registro decisamente più riflessivo, quasi dimesso. “Devi capire che noi siamo persone normali. Sbagliamo. Siamo degli esseri umani anche noi”, ha dichiarato l’attaccante viola, ammettendo che la scena andata in onda non rappresenta un bell’esempio per i ragazzi che lo seguono. E, in un certo senso, ha provato a imbastire delle scuse: “Comunque io volevo anche scusarmi… non è stata una scena bella”. C’è però un passaggio che non sfugge agli osservatori più attenti, e che riguarda la sostanza della lite: Kean ha infatti precisato che, sebbene dispiaciuto per la forma, non intende ritirare una sola parola di quanto detto nei confronti di Pengwin. Un mezzo passo indietro, insomma, che per il momento non basta a sanare la frattura.

La replica durissima di Pengwin e il ruolo (assente) della Fiorentina

Se Kean aveva forse sperato di chiudere lì la vicenda, deve aver cambiato idea leggendo il comunicato stampa diffuso poche ore dopo dal diretto interessato. Pengwin, infatti, non ha usato mezzi termini per definire l’accaduto: “Non è stato un diverbio, non è stato uno scontro tra due persone che si sono affrontate ad armi pari”, scrive nella nota, parlando invece di “aggressione verbale unilaterale” costellata da “parole gravi e minacciose”. Ma il vero affondo, quello che rischia di allungare i tempi della polemica, riguarda la presunta “non italianità” del content creator. “Parole che colpiscono la dignità della persona e richiamano un criterio di esclusione identitaria”, sottolinea Pengwin, il quale – ironia della sorte – ha origini polacche ma è nato e vissuto in Italia esattamente come Kean, che invece è di origini ivoriane. E in questo marasma, il tipster ha lanciato una stilettata anche alla società viola: secondo la sua ricostruzione, la Fiorentina avrebbe dovuto intervenire con una “presa di distanza chiara” e una “stigmatizzazione inequivoca” del comportamento del proprio tesserato. Nulla di tutto ciò, almeno per il momento, è avvenuto con la forza che la situazione avrebbe richiesto.

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