Acerra, tragedia della piccola Giulia: sequestrati i video, padre positivo alla cannabis

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I video delle telecamere di sorveglianza poste davanti alla casa di Vincenzo Loffredo, il padre di Giulia, la bimba di 9 mesi sbranata dal pitbull di famiglia ad Acerra, in provincia di Napoli, sono stati sequestrati dagli investigatori. Le immagini, acquisite su mandato della Procura, potrebbero aiutare a ricostruire i momenti precedenti alla tragedia, avvenuta nella notte tra sabato e domenica. Gli inquirenti stanno inoltre raccogliendo ulteriori riprese dagli impianti di videosorveglianza della zona, nel tentativo di chiarire se il 24enne, al momento del fatto, si trovasse effettivamente in casa o se si fosse allontanato, anche solo per breve tempo, magari per recarsi al bar vicino a comprare sigarette.

La piccola Giulia, che dormiva nel letto insieme al padre, è stata aggredita e uccisa da Tyson, il pitbull di circa 25 chili di proprietà della famiglia. Il cane, che non aveva il microchip obbligatorio per legge, è al centro delle indagini, insieme alla condotta del padre, indagato per omicidio colposo e omessa custodia e vigilanza. I risultati dell’autopsia e dei test tossicologici, che hanno rilevato la presenza di cannabis nel sangue di Loffredo, sono attesi dalla Procura di Napoli per fare luce sulle dinamiche dell’accaduto.

Il caso ha riacceso il dibattito sulla gestione delle razze canine considerate pericolose. Il Codacons ha chiesto l’introduzione di un patentino obbligatorio per i possessori di cani potenti e il ripristino della lista delle 17 razze a rischio, abolita anni fa. Tuttavia, molti addestratori e esperti del settore ritengono che la soluzione non sia praticabile, sostenendo che non esistano razze intrinsecamente pericolose, ma che tutto dipenda dall’educazione del cane e del padrone.

Intanto, le parole del padre, difeso dall’avvocato Luigi Montano, restituiscono un quadro drammatico. «Giulia era sul pavimento. L’ho presa in braccio, aveva dei morsi sul volto, c’era il sangue, ma respirava ancora», ha raccontato Loffredo, descrivendo la corsa disperata verso la clinica Villa dei Fiori, vicino casa, mentre teneva la bambina stretta al petto e chiamava il 118. «Il cane è con me da 8 anni, non ha mai mostrato aggressività verso la bambina, non me lo spiego, sono distrutto», ha aggiunto, in un racconto che lascia aperte più domande che risposte.

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