Acerra, tragedia della piccola Giulia: sequestrati i video, il padre positivo alla cannabis

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sulla morte di Giulia, la bimba di 9 mesi sbranata dal pitbull di famiglia ad Acerra, in provincia di Napoli, si stanno concentrando sui dettagli che potrebbero ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. I carabinieri, su mandato della Procura di Napoli Nord, hanno sequestrato i video delle telecamere di sorveglianza poste davanti alla casa di Vincenzo Loffredo, il padre della piccola, e stanno acquisendo altre immagini dagli impianti della zona. L’obiettivo è chiarire se il 24enne, al momento dell’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica, fosse effettivamente in casa o se si fosse allontanato, anche solo per pochi minuti, magari per recarsi al bar vicino a comprare delle sigarette.

La piccola Giulia, che dormiva nel letto con il padre, è stata aggredita dal cane, un pitbull di circa 25 chili di nome Tyson, che non aveva il microchip, strumento identificativo obbligatorio per legge. Questo aspetto, insieme ad altri, è al centro delle indagini condotte dalla Procura, che attende anche i risultati dell’autopsia e dei test tossicologici effettuati sul padre. L’uomo, risultato positivo alla cannabis, è indagato per omicidio colposo e omessa custodia e vigilanza.

La tragedia ha riacceso il dibattito sulla gestione delle razze canine considerate pericolose. Il Codacons ha chiesto l’introduzione di un patentino per i possessori di cani potenti e il ripristino della lista delle 17 razze a rischio, abolita nel 2009. Tuttavia, gli addestratori e gli esperti del settore sostengono che questa soluzione non sia praticabile, poiché non esiste una razza intrinsecamente pericolosa, ma tutto dipende dall’educazione del cane e del padrone.

Intanto, le parole del padre di Giulia, riportate dal suo avvocato, Luigi Montano, descrivono una scena straziante. «Giulia era sul pavimento. L’ho presa in braccio, aveva dei morsi sul volto, c’era il sangue, ma respirava ancora. Ho infilato le pantofole e sono corso alla clinica Villa dei Fiori. È vicino casa. Mentre avevo Giulia stretta in petto telefonavo al 118 perché temevo che il pronto soccorso per i bambini fosse chiuso a quell’ora». L’uomo, che ha definito il cane «docile» e mai aggressivo verso la bambina, si è detto «distrutto» dall’accaduto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.