Martina Favaretto campionessa del mondo, oro nel fioretto a Hong Kong batte la sua leggenda Arianna Errigo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le sono bastati poco più di due minuti effettivi di assalto per sovvertire un'egemonia che sembrava scolpita nella storia della scherma italiana e mondiale, eppure in quel lasso di tempo così breve, Martina Favaretto ha riscritto il proprio destino e, in parte, anche quello di una disciplina che da anni identifica nel nome di Arianna Errigo il suo punto di riferimento assoluto.

A Hong Kong, nella cornice dei Campionati del Mondo, la ventiquattrenne veneta ha infatti conquistato il suo primo titolo iridato individuale, battendo proprio colei che per lei è stata ed è tuttora un modello, un faro e, a suo dire, un presente ancora fin troppo ingombrante per parlare di eredità o di passaggio di consegne.

La finale, tutta italiana, ha regalato all'Italia un dominio che pochi avrebbero osato pronosticare, con le due atlete che hanno letteralmente annichilito ogni concorrenza precedente, imponendo un ritmo e una qualità tecnica che hanno lasciato il segno in una competizione già di per sé stracolma di tensione e di aspettative, ma che proprio grazie a loro due ha assunto i contorni di una sfida epica e familiare al tempo stesso.

Un sogno coltivato tra due bronzi e tanta attesa

Per Martina Favaretto, l'oro di Hong Kong non è certo un arrivo improvviso, quanto piuttosto il punto di arrivo di un percorso costellato di soddisfazioni e di amarezze che hanno forgiato il suo carattere e la sua determinazione. Già due volte terza ai Mondiali, a Tbilisi e a Milano, la fiorettista originaria di Camposampiero, cresciuta a Noale e residente a Zero Branco, aveva accumulato una delusione silenziosa ma profonda, quella sensazione di essere lì, a un passo dal gradino più alto, senza però riuscire mai ad afferrarlo davvero.

E così, mentre il mondo della scherma si preparava ad assistere all'ennesima dimostrazione di forza di Arianna Errigo, la classe '92 che da anni tiene alto il nome dell'Italia in ogni angolo del globo, Favaretto ha invece trovato la chiave per trasformare la sua rabbia e la sua voglia in una prestazione pressoché perfetta, spazzando via ogni dubbio e ogni timore con un'aggressività controllata che ha messo in difficoltà persino la più esperta delle avversarie.

Nel corso dell'intervista post-gara, la neo-campionessa ha confessato con un filo di voce roca dall'emozione che le sensazioni provate in quel momento fossero indescrivibili, quasi irreali, e che quella vittoria era il frutto di un desiderio così intenso da diventare quasi un'ossessione, chiedendosi più volte se quel giorno sarebbe mai arrivato, dopo due bronzi che profumavano di già visto ma che lei non aveva mai accettato come un limite.

L'argento di Errigo: afona ma mai doma, una regina che non passa di moda

Sul lato opposto della pedana, Arianna Errigo ha vissuto una settimana complicata, con il fisico che le ha regalato più di un problema proprio nella fase di avvicinamento alla rassegna iridata, fino a ridurla quasi del tutto afona per la finale, come se anche la voce volesse abbandonarla nel momento più importante.

Eppure, nonostante le difficoltà e nonostante l'ennesima finale persa contro una compagna di squadra che lei stessa ha contribuito a crescere e a valorizzare, Errigo non ha mostrato segni di cedimento o di rammarico, anzi, ha voluto ribadire con forza che quella medaglia d'argento non è affatto una sconfitta, ma un traguardo di cui andare orgogliosa e che va onorato come si deve.

Le sue parole, sussurrate più che dette a causa delle corde vocali provate, sono state un misto di sportività e di consapevolezza, quasi a voler ricordare a tutti che il suo valore non si misura soltanto con l'oro, ma con la capacità di esserci sempre, in ogni competizione, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica.

Per lei, che ha vinto tutto e che continua a essere un'icona vivente della scherma italiana, quell'argento ha il sapore di una vittoria diversa, più interiore e forse anche più significativa, perché dimostra che la passione e la dedizione possono andare oltre il risultato numerico e oltre il tempo che passa inesorabile, lasciando spazio a una rivalità sana e costruttiva con le giovani leve, che non la vedono come un ostacolo da abbattere, ma come un trampolino da cui spiccare il volo.

Il no a un passaggio di consegne: Favaretto e il peso di un'eredità che non si sente pronta a raccogliere

Tra le dichiarazioni più significative uscite dalla sala stampa di Hong Kong, c'è senza dubbio quella con cui Martina Favaretto ha voluto mettere un freno a qualsiasi narrazione che volesse dipingerla come l'erede designata di Arianna Errigo, un ruolo che lei stessa ha definito troppo pesante e, a suo avviso, profondamente inappropriato.

La campionessa veneta ha spiegato con una schiettezza che non lascia spazio a fraintendimenti che non è il momento di parlare di passaggio di testimone, perché Errigo è ancora qui, attuale, competitiva e vincente, e non può certo essere considerata un capitolo chiuso o una leggenda del passato, bensì una presenza viva e pulsante del presente che continua a insegnare, con i fatti e con l'esempio, come si affrontano le grandi sfide.

Favaretto ha quasi rifiutato l'idea di dover raccogliere un'eredità che non sente ancora sua, preferendo invece concentrarsi sul presente e sulla gioia immensa di quel momento, senza caricarsi di responsabilità che rischierebbero di appesantirla e di toglierle quella leggerezza che le ha permesso di esprimersi al meglio durante il Mondiale.

Da parte sua, Errigo non ha fatto nulla per smentire o confermare questa linea, limitandosi ad accogliere con affetto e con rispetto la vittoria della sua compagna, quasi a voler sottolineare che la scherma italiana è un sistema virtuoso in cui le atlete si stimano e si rispettano, al di là dei colori delle medaglie e dei podi che, alla fine, sono soltanto il riflesso di un lavoro di squadra e di un movimento che cresce e si rinnova senza mai perdere la propria identità.

L'emozione di un'italiana che fa doppietta e il futuro che si prospetta luminoso

Con questo oro e con questo argento, l'Italia della scherma dimostra ancora una volta di essere una potenza mondiale in grado di esprimere talenti purissimi e di alternare generazioni diverse senza soluzione di continuità, come testimonia proprio la finale di Hong Kong che ha visto contrapposte due atlete separate da otto anni di differenza ma accomunate dalla stessa fame di vittoria e dalla stessa dedizione assoluta verso questo sport.

Per Favaretto, il primo titolo mondiale individuale arriva al momento giusto, dopo una carriera già ricca di soddisfazioni ma che aveva bisogno di questo sigillo per diventare definitivamente memorabile, mentre per Errigo l'argento rappresenta un altro tassello di una carriera che non smette di brillare e che continua a regalare emozioni a tutti gli appassionati.

Il Veneto intero, da Camposampiero a Noale, da Zero Branco a San Giorgio delle Pertiche dove la neo-campionessa si allena sotto la guida di Mauro Numa, può festeggiare un successo che sa di rivalsa e di consacrazione, mentre la scherma azzurra si prepara già a vivere le prossime sfide con la consapevolezza di poter contare su un gruppo affiatato e su individualità straordinarie, pronte a difendere i colori italiani in ogni angolo del mondo, senza mai dimenticare il valore del lavoro quotidiano e il rispetto per chi, come Arianna Errigo, ha scritto pagine indelebili di questo sport e continua a

Farlo con la stessa passione di sempre.

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