Borse europee deboli dopo il rialzo Bce, Milano limita i ribassi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Le Borse europee hanno chiuso la seduta del 10 settembre sotto la parità, in una giornata dominata dalla decisione della Banca centrale europea sui tassi di interesse. Piazza Affari ha contenuto le perdite, chiudendo in calo dello 0,13%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,49%, Francoforte lo 0,69% e Londra lo 0,5%. Amsterdam e Madrid si sono attestate sulla parità.

La mossa della Bce e le parole di Lagarde

Il Consiglio direttivo dell'Eurotower ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La decisione, ampiamente attesa dagli operatori, entrerà in vigore dal 16 settembre.

Nel corso della conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde non ha fornito indicazioni su un percorso predefinito per le prossime mosse. "Non abbiamo discusso alcun possibile percorso futuro dei tassi, né la probabilità di questa o quella decisione", ha dichiarato, ribadendo che il Consiglio seguirà un approccio guidato dai dati, con valutazioni effettuate di volta in volta a ogni riunione.

Lagarde ha sottolineato che i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente continuano a generare pressioni inflazionistiche, e che la crescita dei prezzi resterà al di sopra dell'obiettivo del 2% per un periodo prolungato. "Siamo ben posizionati per navigare questa incertezza", ha affermato, indicando tra i fattori che mantengono elevata l'inflazione anche il costo delle materie prime.

Previsioni riviste al rialzo

Le nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti della Bce delineano un quadro inflazionistico più persistente rispetto alle stime precedenti. L'inflazione complessiva dovrebbe collocarsi al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto all'esercizio di giugno, le stime per il 2026 restano invariate, mentre quelle per i due anni successivi sono state riviste al rialzo. L'inflazione di fondo, al netto delle componenti energetica e alimentare, è attesa al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028.

Sul fronte della crescita, la Bce prevede un'espansione del Pil dell'Eurozona allo 0,9% nel 2026, all'1,4% nel 2027 e all'1,5% nel 2028. Le stime per il 2026 e il 2027 sono state corrette al rialzo, riflettendo una capacità di tenuta dell'economia europea superiore alle attese. Il Consiglio direttivo ha comunque segnalato rischi orientati al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita, in un contesto caratterizzato da ampia incertezza legata all'intensità e alla durata dello shock energetico.

Il mercato sconta un'altra stretta a dicembre

Nonostante l'assenza di indicazioni esplicite da parte della presidente dell'Eurotower, gli operatori continuano a prezzare un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell'anno. Le aspettative convergono su una nuova stretta a dicembre, sostenute da un'inflazione che, secondo le proiezioni aggiornate, rimarrà ben al di sopra del target anche nel 2027.

Petrolio in rialzo, Treasury ai massimi da tre anni

Sul fronte delle materie prime, il greggio ha continuato a correre. Il Brent, riferimento europeo, ha superato i 100 dollari al barile, mantenendosi sopra tale soglia nel corso della seduta, con il Wti americano in area 97 dollari. L'escalation delle tensioni in Medio Oriente e gli attacchi al traffico marittimo nel Golfo Persico alimentano le preoccupazioni sull'offerta, contribuendo a spingere i prezzi dell'energia verso l'alto.

Negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza hanno registrato un balzo significativo. Il rendimento del decennale di riferimento ha superato il 4,85%, il livello più alto da quasi tre anni, mentre il trentennale si è attestato al 5,29%. L'impennata è stata determinata in parte dalla delusione degli investitori per l'entità del programma di riacquisto annunciato dal Dipartimento del Tesoro, fissato a un massimo di 6 miliardi di dollari, un importo superiore alle operazioni precedenti ma inferiore alle attese di una parte del mercato.

I rendimenti elevati dei titoli governativi statunitensi influenzano i costi di finanziamento per famiglie e imprese, con potenziali ripercussioni sulla crescita economica.

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