Mbappé e la crepa fatale aperta da Yamal: la Francia fuori dal sogno mondiale
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Redazione Sport
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America 2026 l'aveva consacrato, almeno sulla carta, come l'uomo del torneo, l'erede designato del trono che fu di Messi e Maradona; eppure, per Kylian Mbappé, il sogno di conquistare il mondo con la maglia della Francia si è infranto ancora una volta contro il muro spagnolo, una sconfitta che porta la firma indelebile di un ragazzo, Lamine Yamal, capace di aprire una crepa fatale nel destino del campione francese.
La semifinale di New York, giocata il 14 luglio, ha raccontato una verità scomoda e ormai evidente: Mbappé, nonostante le sue incredibili doti e il palmares che pochi possono vantare, non riuscirà mai a essere annoverato tra i più grandi di tutti i tempi, perché gli manca quella capacità di trascinare la squadra nei momenti che contano, quella sporca e sublime arte di essere decisivo quando tutto sembra perduto.
Non è bastato vincere un Mondiale da giovanissimo, né disputare un'altra finale quattro anni fa a Doha; il suo destino, forse, è essere fortissimo, ma non determinante, un campione di numeri e di record che però, quando il gioco si fa duro, finisce per inchinarsi di fronte a chi, come la Spagna, ha costruito un'identità collettiva capace di mettere in ombra anche il talento più cristallino.
La superiorità spagnola e il giorno no di Deschamps
Dal primo minuto di gioco, la differenza tra le due squadre è app apparsa evidente, quasi imbarazzante per una Nazionale francese che si presentava ai nastri di partenza come la più attrezzata del torneo. Da una parte, la Spagna di De la Fuente scendeva in campo con un'idea di calcio chiara, fatta di possesso palla, movimenti senza palla e una pressione alta che ha messo in difficoltà la retroguardia avversaria fin dalle prime battute; dall'altra, la Francia di Deschamps appariva spaesata, in balia degli eventi, priva di un vero piano partita e incapace di reagire alle trame avversarie.
Una partita che sembrava quella tra una squadra di scuola calcio e un gruppo di campioni messi insieme, dove il collettivo ha avuto la meglio sul talento individuale, e dove la mossa tattica di Oyarzabal, entrato per dare profondità e movimento all'attacco, si è rivelata decisiva, suggellando una superiorità che non è mai stata in discussione.
La Nazionale di Deschamps, che nelle ultime edizioni aveva fatto della solidità difensiva e dell'efficacia in ripartenza la sua arma migliore, ha mostrato tutti i suoi limiti contro una squadra che, invece, ha saputo imporre il suo gioco, trasformando la semifinale in un monologo a tinte rosse.
Mbappé: "Prestazione non all'altezza" e l'amaro commento del capitano
La delusione di Kylian Mbappé, al termine del match, era palpabile, tradita da un'espressione che raramente gli si era vista sul volto e da dichiarazioni che suonavano come un atto di accusa verso sé stesso e verso l'intero collettivo. "Non abbiamo disputato la partita che volevamo, né dal punto di vista tattico né da quello tecnico", ha dichiarato il capitano della Francia a caldo, con la voce rotta dalla fatica e dalla rabbia, ammettendo senza giri di parole che "il livello generale della nostra prestazione non è stato all'altezza di una semifinale Mondiale".
Parole pesanti, che fotografano lo stato d'animo di una squadra che aveva puntato tutto su questo torneo per riscattare la finale persa quattro anni fa, e che invece si trova a dover fare i conti con una eliminazione che lascia il segno, soprattutto per come è maturata.
L'attaccante del Real Madrid, che in questa edizione del Mondiale aveva mostrato lampi del suo immenso talento, non è riuscito a incidere come ci si aspettava da lui, annullato dalla difesa spagnola e spento da una prestazione opaca che lo ha allontanato ancora una volta dal podio dei campioni capaci di vincere da soli una partita. "In una semifinale di un Mondiale, se non fai ciò che serve per vincere, il risultato è inevitabile", ha aggiunto Mbappé, fotografando con lucidità l'andamento di una partita che la Francia ha perso prima ancora di giocarla.
L'addio a un ciclo e la Spagna che insegna come si batte la paura
La sconfitta contro la Spagna non rappresenta solo l'eliminazione da un Mondiale che la Francia sognava di vincere, ma forse la fine di un ciclo, quello iniziato nel 2018 con la vittoria in Russia e proseguito con la finale persa a Doha, un ciclo che si è interrotto bruscamente a New York, travolto da una squadra più giovane, più fresca e con una fame che i campioni uscenti sembravano aver perso.
La Spagna ha vinto battendo la paura, come recitava il titolo di una delle analisi post-partita, giocando a calcio senza timori reverenziali e mettendo in campo quel coraggio che è mancato ai bleus, apparsi troppo presuntuosi, troppo compiaciuti di sé, come se il solo fatto di avere Mbappé in squadra potesse bastare a garantire la vittoria.
E invece, ancora una volta, il calcio ha dimostrato di essere uno sport di squadra, dove le individualità, per quanto eccezionali, possono fare la differenza solo se inserite in un contesto che funziona, in un meccanismo perfetto che esalti le qualità di ciascuno. La Francia esce a testa bassa, con la consapevolezza di aver fallito l'appuntamento più importante, e con un Mbappé che, nonostante tutto, rimane un grandissimo giocatore ma che, probabilmente, non sarà mai quel condottiero capace di trascinare la sua Nazionale alla vittoria come hanno saputo fare Maradona e, più recentemente, Messi.




