La spaccatura europea sul prestito a Kiev e il nodo dell'oleodotto Druzhba
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Redazione Esteri
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Il quarto anniversario dell'invasione russa, il 24 febbraio, avrebbe dovuto rappresentare per Bruxelles l'occasione per mostrare un fronte unito e rinnovare la propria determinazione a sostenere l'Ucraina, ma la realtà che è emersa dai vertici europei, e che ha visto Ursula von der Leyen e António Costa presentarsi a Kiev a mani sostanzialmente vuote, è quella di un'Unione nuovamente divisa e bloccata da dinamiche che poco hanno a che fare con la logica della difesa comune e molto, invece, con ricatti energetici e convenienze politiche interne -1. Al centro dello scontro, che ha paralizzato l'approvazione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca e, fatto ben più grave, il prestito di 90 miliardi di euro per il biennio 2026-27 necessario a scongiurare la bancarotta di Kiev, c'è l'ormai consueto muro alzato da Viktor Orbán e Robert Fico, i cui governi legano il loro sostegno all'Ucraina alla risoluzione di una crisi, quella dell'oleodotto Druzhba, le cui cause e possibili soluzioni sono oggetto di opposte ricostruzioni -3-5.
Il contenzioso sul petrolio e le cause del blocco
Il nodo della discordia risiede nell'interruzione del flusso di petrolio russo attraverso il ramo meridionale del Druzhba, un'infrastruttura di epoca sovietica che, grazie a una deroga permanente alle sanzioni europee, continua a rifornire le raffinerie di Ungheria e Slovacchia di greggio proveniente dalla Russia, notoriamente più economico di quello disponibile su altri mercati -10. Il danno all'oleodotto, che risale al 27 gennaio, è stato causato secondo Kiev da un attacco russo contro le infrastrutture energetiche nella regione di Leopoli, un atto bellico che rientra nella più ampia strategia di Mosca volta a colpire la resilienza ucraina e, non secondariamente, a mettere in difficoltà i paesi europei ancora dipendenti dalle sue forniture -2. Budapest e Bratislava, al contrario, insistono nel ritenere la sospensione una decisione politica da parte dell'Ucraina, accusata di non voler ripristinare il transito per ritorsione contro i loro governi, i più vicini al Cremlino all'interno dell'Unione, e pretendono la riapertura dei flussi di greggio russo come condizione sine qua non per sbloccare qualsiasi decisione a favore di Kyiv -4-7.
La proposta alternativa di Bruxelles e la questione croata
Di fronte a questo stallo, la Commissione Europea, come confermato dalla portavoce Anna-Kaisa Itkonen, ha elaborato e proposto ufficialmente un percorso alternativo per garantire le forniture a Ungheria e Slovacchia, un'opzione che non solo aggirerebbe l'Ucraina ma, fatto politicamente rilevante, escluderebbe definitivamente l'impiego di petrolio russo -1. La via individuata è l'oleodotto Adria (JANAF), che partendo dalla Croazia può rifornire gli stessi paesi, e la cui capacità, come assicurato dall'operatore croato e verificato in una riunione di esperti a Bruxelles, è più che sufficiente a coprire il fabbisogno annuo complessivo delle raffinerie ungheresi e slovacche, stimato intorno ai dieci milioni di tonnellate -1. La stessa Croazia, durante gli incontri tecnici, ha confermato la disponibilità a trasportare greggio non russo, sollevando però, e qui si annida un'ulteriore complessità, la questione della legalità rispetto all'accoglienza di petrolio di origine russa nel proprio porto, un aspetto che richiederebbe una valutazione approfondita alla luce sia delle sanzioni europee che di quelle statunitensi, mentre i due paesi ostaggi della situazione, nel frattempo, hanno iniziato ad attingere alle loro riserve strategiche, una mossa prevista per gestire le emergenze ma che non può diventare una soluzione strutturale -1-6.
Le reazioni di Orbán e la difficile posizione di Zelensky
La tensione, lungi dal ridursi, è andata crescendo di tono, con Viktor Orbán che ha ordinato il dispiegamento di soldati e l'istituzione di una zona no-drone vicino al confine ucraino per proteggere le infrastrutture energetiche, motivando la decisione con la convinzione, ribadita in un video sui social, che l'Ucraina stia preparando ulteriori azioni per minare il sistema energetico ungherese, e che lo stop al petrolio abbia cause politiche e non tecniche -1-7. Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha risposto con pragmatismo ma anche con durezza, ricordando che la riparazione del tratto danneggiato del Druzhba non è un'operazione rapida né esente da rischi mortali: gli attacchi russi, ha spiegato, continuano a colpire le infrastrutture critiche e il personale addetto alla loro manutenzione, rendendo paradossale la richiesta di accelerare i lavori quando questi stessi lavori espongono la popolazione a ulteriori pericoli, un prezzo che Kiev non è disposta a pagare per garantire un affare a chi, come Orbán e Fico, continua a mantenere rapporti privilegiati con Mosca -1-7.
Le reazioni dei partner europei e il contesto politico ungherese
La mossa di Budapest ha suscitato reazioni molto dure in altre capitali europee, con il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, che ha dichiarato di essere scioccato dal comportamento ungherese, accusando Orbán di tradire la sua stessa storia di lotta per la libertà, mentre il collega belga, Maxime Prevot, ha avvertito che la pazienza dei partner sta per esaurirsi di fronte a un veto che tiene in ostaggio un paese in guerra e che varca una "linea rossa" per l'intera comunità europea -8. A rendere il quadro ancora più intricato, come osservato da più parti, è il contesto politico interno all'Ungheria, dove il partito Fidesz di Orbán, al potere da sedici anni, si trova in difficoltà nei sondaggi in vista delle elezioni del 12 aprile, e la contrapposizione frontale con Bruxelles e Kiev, dipinta come una minaccia esistenziale per la sovranità e l'indipendenza energetica del paese, rappresenta un classico cavallo di battaglia per mobilitare il proprio elettorato, anche a costo di indebolire la risposta europea all'aggressione russa e di mettere a repentaglio la sopravvivenza economica dell'Ucraina, che di quei fondi ha bisogno disperato già a partire da aprile -1-4.




