Turisti maleducati a Cortina e Dolomiti, la polizia dei ranger contro i "cafoni"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da diverso tempo le Dolomiti devono fare i conti con un fenomeno che, in Veneto, aveva già coinvolto pesantemente Venezia. L'incremento di episodi legati ai cattivi comportamenti dei visitatori, favorito dai nuovi flussi turistici trainati dalle Olimpiadi Invernali 2026 che Cortina ha ospitato insieme a Milano, sta trasformando il rapporto tra i residenti e chi arriva per le vacanze.

Al netto della grande manifestazione sportiva, il numero di visitatori nel distretto delle montagne bellunesi era già aumentato nel 2025, toccando quota un milione e 118 mila turisti con un incremento dell'11% rispetto all'anno precedente.

I ranger anti-cafoni e la battaglia quotidiana

Michaela Prister, una dei ranger incaricati di vigilare sul decoro, raccoglie un avanzo di fazzoletto da terra e lo getta nel sacco bianco. Pochi passi in avanti e si ferma, quasi sottovoce: «Camping abusivo». Sotto un albero, una coppia ha appena steso un telo e riposa insieme al cane; la donna accarezza il barboncino spiegando che l'animale non appoggia più una zampa, forse a causa di una spina, e che quindi resteranno seduti un po'. La risposta di Prister è secca: «Mi spiace deludervi ma sdraiarsi nel prato non è la soluzione ideale».

L'episodio è emblematico di una tensione che cresce di pari passo con l'aumento dei visitatori, sempre più numerosi e spesso poco rispettosi delle regole e dell'ambiente.

Infradito, selfie e cicche: i comportamenti più diffusi

La maleducazione dei turisti si manifesta in forme diverse, tutte ugualmente fastidiose per chi abita e lavora in queste terre. Indossano canottiera, pantaloni corti e infradito, passeggiano nei centri storici a torso nudo o in bikini, e se non si notano a prima vista, basta tendere l'orecchio per sentire la musica sparata a tutto volume da casse bluetooth o smartphone.

Sono i cosiddetti turisti cafoni, quei viaggiatori che ogni estate invadono borghi, spiagge e montagne con un atteggiamento che lascia il segno, tra cicche gettate a terra, selfie scattati nei luoghi più improbabili e attrezzature da campeggio piantate dove non sarebbe consentito. I ranger, in questo contesto, si trovano a gestire una mole di lavoro crescente, cercando di educare e, quando necessario, sanzionare.

La difesa del territorio e il paradosso del turista

«In montagna in tanti sembrano odiare i turisti, ma se ci fai caso siamo tutti turisti». Questa riflessione, che circola tra gli abitanti, coglie un aspetto paradossale della questione. Capita di viaggiare anche a chi in montagna vive; anche i residenti vanno al mare, visitano le grandi città, i centri storici e i musei, raggiungono valli o scalano vette che non sono le proprie. In pochi, qui, sono eremiti.

Il punto di equilibrio, piuttosto, sta nella programmazione e nel rispetto reciproco, elementi che spesso vengono meno quando l'afflusso diventa massiccio e le regole non vengono fatte rispettare con sufficiente decisione. Le multe scattano, ma il fenomeno richiede un approccio più strutturato per evitare che il territorio venga danneggiato in modo irreversibile.

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