Stellantis, la diaspora forzata degli operai di Cassino verso il Nord

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strategia dei continui fermi produttivi, che ha segnato l’intero 2025 con oltre cento giorni di stop e prosegue senza tregua all’inizio di quest’anno, ha condotto a una scelta che suona come l’unica via d’uscita possibile, benché gravosa: trasferire temporaneamente al Nord parte delle maestranze dello storico stabilimento di Cassino. Una comunicazione, giunta direttamente dai vertici aziendali del sito laziale questa mattina, ha infatti aperto ufficialmente la stagione delle trasferte verso gli impianti di Torino e Modena per il personale dei reparti di Montaggio, Lastratura e Verniciatura, mentre le linee del Montaggio a Cassino resteranno inattive almeno fino al 27 gennaio, un fermo che di fatto sospende l’attività produttiva e svuota i capannoni.

Il quadro critico della produzione italiana

Lo scenario complessivo del gruppo in Italia, del resto, non offre alcun margine di ottimismo, come dimostra il dato complessivo diffuso dal sindacato: nel corso del 2025 sono state prodotte nel Paese meno di 380 mila vetture, un numero che, peraltro, spinge gli stabilimenti a operare a meno del 35% della loro capacità potenziale. Se a dicembre si sono registrati timidi segnali positivi per l’industria nazionale, le criticità strutturali permangono e si mostrano in tutta la loro evidenza, con i dossier automotive e siderurgico in primo piano. Una crisi che, è bene sottolinearlo, non accenna a risolversi autonomamente.

L’allarme del sindacato e i rischi per gli impianti

Proprio sulla base di questi numeri, la Fim-Cisl ha lanciato un chiaro allarme attraverso le parole del suo segretario nazionale Ferdinando Uliano, il quale ha posto l’accento sul “forte rischio” che incombe non solo su Cassino, ma anche sullo stabilimento molisano di Termoli. Il sindacalista, pur ricordando che il nuovo amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa ha confermato la presentazione del nuovo piano industriale verso la metà del 2026, ha evidenziato come l’attuale situazione sia troppo critica per attendere ancora così a lungo, sollecitando un intervento immediato del governo. Una richiesta che nasce dalla constatazione di un’emergenza ormai conclamata.

La preoccupazione si allarga a Pomigliano

Il clima di forte apprensione, peraltro, non è confinato al solo polo di Cassino. Nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, infatti, il crollo produttivo del 21,9% registrato nel 2025 rispetto all’anno precedente – con un totale di 131.180 vetture – pesa sul futuro dei dipendenti, molti dei quali già coinvolti da un contratto di solidarietà esteso al 39% del personale. Il quadro viene ulteriormente oscurato dalle performance dell’Alfa Romeo Tonale, il cui calo del 32% ha limitato la produzione a sole 17.200 unità, nonostante un lieve recupero nell’ultimo trimestre legato al lancio di una nuova versione. Sono dati che, nel loro insieme, disegnano una mappa industriale fragile e sotto pressione.

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