Sciopero dei magistrati, alta adesione a Genova e Bergamo
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Redazione Interno
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A Genova, oggi, lo sciopero della magistratura contro la riforma della Giustizia ha registrato un’adesione massiccia, con numeri che parlano chiaro: in procura il 95% dei magistrati ha aderito all’astensione dalle udienze, mentre in tribunale la percentuale si è attestata all’80%. Domenico Pellegrini, presidente della giunta ligure dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), ha aperto l’assemblea dei magistrati in sciopero con parole nette: “La riforma toglie libertà ai giudici e limita i diritti del cittadino. Il giudice avrà paura dei potenti”. Una critica che non lascia spazio a interpretazioni, concentrandosi sui rischi di una riforma che, secondo i magistrati, mina l’indipendenza della giustizia.
Non solo Genova. Anche a Bergamo l’adesione è stata significativa: in tribunale 27 giudici su 42 (64,3%) hanno partecipato allo sciopero, mentre in procura la percentuale ha raggiunto il 94,44%, con 17 magistrati su 18 che hanno aderito all’iniziativa. La protesta, proclamata dall’Anm per giovedì 27 febbraio, si è concentrata in particolare sulla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, un punto cardine della riforma voluta dal ministro Nordio.
A Roma, intanto, i magistrati hanno organizzato un flash mob sulla scalinata della Corte di Cassazione. Indossando le toghe con coccarde tricolori e brandendo copie della Costituzione, hanno voluto simboleggiare la difesa dei principi fondamentali dello Stato di diritto. Le immagini della protesta, diffuse dall’Agenzia Vista, mostrano una partecipazione compatta e determinata, con i magistrati che hanno scelto di far sentire la propria voce in modo pacifico ma incisivo.
A Palermo, invece, il sit-in si è svolto in piazza della Memoria, alle spalle del palazzo di Giustizia. Qui, magistrati e magistrate hanno alzato le braccia in segno di protesta, mostrando la Costituzione e leggendo ad alta voce alcuni dei suoi articoli. Un gesto simbolico per ribadire che la riforma, secondo loro, rischia di compromettere i principi fondamentali della Carta.
Marco Travaglio, intervenuto all’assemblea di Genova, ha sottolineato che la protesta non è una semplice battaglia di categoria: “Non è una questione che riguarda solo i magistrati, ma tutti noi. Si tratta di farci vivere meglio, garantendo una giustizia indipendente e libera da condizionamenti”. Una posizione che trova eco nelle parole di Antonio Albanese, presente all’assemblea, il quale ha ribadito l’importanza di una giustizia che non ceda a pressioni esterne.
La riforma, che prevede la separazione delle carriere tra chi indaga e chi giudica, è al centro di un dibattito acceso. I magistrati temono che questa modifica possa limitare la loro autonomia, esponendoli a influenze politiche o di altro tipo. Una preoccupazione che, a giudicare dalle alte percentuali di adesione allo sciopero, è condivisa da gran parte della categoria.




