Il declino del commercio tradizionale in Italia
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Redazione Economia
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Nel corso dell'ultimo decennio, il settore del commercio in Italia ha subito un duro colpo. Secondo i dati di Confcommercio e del Centro studi Tagliacarne, tra il 2012 e il 2023, oltre 111mila negozi, un tempo noti come "di vicinato", hanno chiuso i battenti. Questa tendenza ha avuto un impatto significativo sulla vita urbana, contribuendo alla "desertificazione" dei centri storici.
Il ruolo dell'e-commerce e del turismo
L'ascesa dell'e-commerce, che ora genera un giro d'affari di oltre 54 miliardi di euro, ha rappresentato una sfida per i negozi tradizionali. Inoltre, la crescente presenza di turisti nei centri storici ha alterato la demografia di queste aree, rendendole meno popolate dai residenti locali.
Il cambiamento nel tessuto commerciale
Il cambiamento non si limita alla chiusura dei negozi. Anche la natura del commercio nei centri storici è cambiata. Le attività tradizionali, come i rivenditori di carburanti, libri, giocattoli, mobili, ferramenta e abbigliamento, hanno registrato un calo significativo. Al contrario, i servizi e la tecnologia, come le farmacie, i negozi di computer e telefonia, le attività di alloggio e ristorazione, hanno visto una crescita.
Il futuro del commercio ambulante
Anche il commercio ambulante ha risentito di questa tendenza, con la cessazione di 24mila attività. Questo fenomeno contribuisce ulteriormente alla desertificazione dei centri urbani e alla riduzione dei servizi offerti ai cittadini.
Un barlume di speranza
Nonostante il quadro generale sia preoccupante, ci sono alcuni segnali positivi. Si registra un aumento di 9.800 attività nel settore dell'alloggio e della ristorazione, indicando una possibile evoluzione dell'imprenditorialità in queste aree. Questo potrebbe rappresentare una nuova opportunità per rivitalizzare i centri storici e contrastare la tendenza alla desertificazione.




