Stellantis, la prossima Opel elettrica avrà il cuore della cinese Leapmotor
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Redazione Economia
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Secondo alcune indiscrezioni raccolte da Reuters – e prontamente rimbalzate sui principali media finanziari – il gruppo Stellantis sarebbe ormai ai dettagli finali per siglare un accordo che segnerebbe un’ulteriore svolta nella sua strategia industriale. L’intesa, che coinvolge il partner orientale Leapmotor, prevede lo sviluppo di un nuovo Suv elettrico a marchio Opel utilizzando la piattaforma avanzata del costruttore cinese. Fonti vicine alla trattativa riferiscono che il modello, che potrebbe vedere la luce a partire dal 2028, condividerebbe l’architettura con la Leapmotor B10.
L’alleanza strategica per abbattere i costi
L’operazione, che arriva a distanza di oltre un anno dalla formale acquisizione di una quota rilevante del gruppo asiatico da parte di Stellantis (circa il 20%), mira a risolvere un duplice problema: colmare il gap di competitività nel segmento delle elettriche pure più accessibili e ottimizzare l’utilizzo degli stabilimenti europei. La piattaforma cinese, infatti, garantirebbe una drastica riduzione dei tempi di ingegnerizzazione e dei costi di produzione, un aspetto cruciale in un momento in cui la domanda di Bev resta volatile e la redditività è sotto pressione. Non si tratta di un semplice rebranding; la Opel che ne deriverebbe (identificata internamente con la sigla O3U) conserverebbe lo stile e il design tipici del “fulmine” tedesco, mentre la componentistica elettronica e i sistemi chiave sarebbero forniti direttamente da Leapmotor.
Il ruolo centrale dello stabilimento spagnolo di Saragozza
Se l’accordo verrà finalizzato nei prossimi mesi – le trattative sono iniziate nella seconda metà del 2025 – la produzione non avverrà in Germania, bensì nel sito produttivo di Saragozza, in Spagna. Lo stesso stabilimento, del resto, è già destinato ad accogliere le linee di assemblaggio per la Leapmotor B10 destinata al mercato del Vecchio Continente a partire dalla fine di quest’anno. L’obiettivo industriale, stando a quanto trapelato, sarebbe ambizioso ma calibrato: si parla di circa 50 mila unità annue di questo nuovo Suv a batteria, una cifra che permetterebbe di saturare parte della capacità produttiva dell’impianto aragonés, storicamente legato ai volumi di Opel Corsa e Peugeot 208.
L’eredità di Tavares e il futuro di Cassino
Nel frattempo, il gruppo guidato da Antonio Filosa sta plasmando quella che potremmo definire la fase post-Tavares, cercando di coniugare la tradizione europea con la necessità di non farsi sfilare dai rivali cinesi (come Byd) sul mercato interno. Se da un lato la joint venture con Leapmotor diventa il volano per l’elettrico a basso costo – una mossa difensiva per contrastare l’invasione asiatica – dall’altro emergono interrogativi sulla distribuzione dei carichi di lavoro. Le indiscrezioni suggeriscono che, oltre a Saragozza, anche il sito di Cassino potrebbe essere coinvolto in questa riorganizzazione produttiva legata alla tecnologia cinese. Per l’Italia, da sempre considerata l’anello debole della catena produttiva nazionale, la speranza è che la trazione orientale possa iniettare linfa vitale in uno stabilimento, quello di Cassino appunto, che rischia di restare ai margini del nuovo corso dettato dall’efficienza a tutti i costi.




