Stellantis pensa a una Opel elettrica con Leapmotor: tecnologia cinese negli stabilimenti spagnoli
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Redazione Economia
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L’alleanza tra Stellantis e il costruttore cinese Leapmotor, che molti osservatori avevano inizialmente inquadrato come una semplice operazione commerciale per aggredire il mercato asiatico, si sta trasformando in un vero e proprio trasferimento tecnologico a oltranza all’interno degli stabilimenti europei del gruppo. Secondo le ultime indiscrezioni, raccolte e verificate dall’agenzia Reuters, il piano in fase avanzata di discussione prevede la realizzazione di un suv elettrico a marchio Opel – storico brand tedesco del gruppo – che utilizzerebbe senza mediazioni l’architettura e i sistemi propulsivi sviluppati da Leapmotor. Il modello, che condividerebbe la piattaforma con il compatto B10 già in produzione in Brasile, troverebbe la sua linea di assemblaggio nello stabilimento Stellantis di Saragozza, in Spagna, dove la casa di Hangzhou avvierà già il prossimo autunno la sua prima produzione europea proprio con quel modello.
Numeri e tempistiche del progetto Opel-Leapmotor
La programmazione industriale, se confermata dagli annunci ufficiali che potrebbero arrivare entro fine aprile stando alle fonti citate da Reuters, prevede l’inizio dell’assemblaggio del nuovo suv Opel nel 2028. L’obiettivo dichiarato – o almeno quello circolato nei documenti informali – è raggiungere una capacità produttiva di 50.000 veicoli l’anno, un volume non trascurabile che richiederebbe un riassetto significativo delle linee spagnole. La vettura, che sarebbe elettrica pura (ma non si esclude una versione ibrida con range extender, come già avviene per la piattaforma Leap 3.5), si inserirebbe nel segmento C, quello dei suv compatti a maggiore volume di vendita in Europa. In questo quadro, l’utilizzo della tecnologia cinese non rappresenterebbe un’eccezione ma una scelta strutturale: Stellantis detiene i diritti esclusivi di commercializzazione dei prodotti Leapmotor fuori dalla Cina, e questo le consente di importare soluzioni tecniche già collaudate senza doverne sostenere i costi di progettazione interna.
Dopo Pomigliano, il Canada e Saragozza: il nodo Cassino
Non è un caso che l’intreccio tra Stellantis e Leapmotor stia alimentando una certa ironia in ambienti sindacali e tra i fornitori: qualcuno, ormai, scherzosamente inizia a dire che il gruppo automobilistico anglo-italiano-francese stia progressivamente assumendo le fattezze di un’azienda cinese. Le voci che abbiamo raccolto nei giorni scorsi – e che riguardavano impianti distanti tra loro come Pomigliano d’Arco, il Canada e la stessa Saragozza – troverebbero ora una sintesi concreta in questo progetto Opel. Ma non finisce qui, perché gli stessi ambienti industriali accennano anche a una possibile nuova Alfa Romeo che potrebbe seguire lo stesso modus operandi, cioè base tecnica Leapmotor e produzione in uno stabilimento europeo del gruppo. E il nome che circola, seppure con la cautela del caso, è quello di Cassino, dove già oggi si realizzano modelli di fascia alta.
Un’elettrificazione a basso costo e senza più mediazioni
L’accelerazione di Stellantis sull’elettrico passa dunque attraverso una strada molto pragmatica: invece di attendere lo sviluppo di piattaforme proprietarie di nuova generazione – con i tempi lunghi e i costi miliardari che questo comporta – si preferisce attingere a tecnologie già mature di Leapmotor, che in Cina ha dimostrato di saper produrre veicoli elettrici competitivi a prezzi molto inferiori a quelli europei. Il suv B10, che sarà prodotto a Saragozza dal prossimo autunno, fungerà da cavallo di Troia: una volta che la linea sarà operativa e che i fornitori locali si saranno adattati agli standard cinesi, sarà naturale affiancare un secondo modello – appunto l’Opel – condividendo la stessa architettura. Le trattative, a differenza di quanto si era ipotizzato a fine 2025, sono ora in una fase molto più concreta: non si parla più di semplici esplorazioni, ma di programmi con date precise e volumi assegnati. Resta da vedere come reagiranno i sindacati spagnoli e, soprattutto, se Bruxelles continuerà a considerare questi veicoli come “europei” ai fini dei dazi e degli incentivi, visto che la loro anima tecnologica è interamente cinese.




