Delitto dell’interprete: il 19enne confessa a Milano
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Redazione Interno
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Nel delitto dell’interprete, la confessione del 19enne Jawhar Kadir segna la svolta nelle indagini sull’omicidio di Roberto Guerrino, interprete sessantenne di fama internazionale trovato massacrato nel suo appartamento di via Oxilia a Milano il 13 giugno. Il giovane, fermato nei giorni successivi mentre si trovava alla stazione di Melzo con valigie e in compagnia della fidanzata Honey, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al giudice in carcere. Nell’interrogatorio ha riferito di essersi “sentito usato”, ricostruendo un incontro a pagamento organizzato online degenerato in violenza. L’episodio si inserisce in un quadro investigativo costruito attraverso telecamere di videosorveglianza e un’impronta palmare rinvenuta sulla scena del crimine.
Indagini tra videosorveglianza e impronta palmare
Le indagini sull’omicidio di Roberto Guerrino hanno preso una direzione precisa grazie all’analisi delle immagini di videosorveglianza e a un’impronta palmare repertata nell’appartamento della vittima. Gli elementi raccolti dai Carabinieri della compagnia Duomo e del Nucleo investigativo hanno permesso di individuare il 19enne, nato a Treviglio e domiciliato a Melzo, fermato nella stazione ferroviaria del comune milanese mentre stava per allontanarsi insieme alla fidanzata e con alcune valigie al seguito. Nella fase di fermo sono emersi anche dettagli su un possibile coinvolgimento di un amico minorenne, attualmente indagato, mentre il gruppo si muoveva con un borsone contenente oggetti sottratti all’appartamento.
Appuntamento online e dinamica della violenza
L’incontro alla base del delitto dell’interprete era stato concordato su un sito di incontri a pagamento e si è trasformato in una violenza improvvisa all’interno dell’appartamento di via Oxilia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e ammesso dal giovane, Roberto Guerrino sarebbe stato colpito alla testa con almeno dieci colpi inferti con una statuetta di Buddha, utilizzata come arma durante l’aggressione. Dopo l’episodio, il 19enne avrebbe lasciato l’abitazione portando con sé diversi oggetti sottratti alla vittima, inseriti in un borsone. La dinamica si è definita attraverso la confessione e gli elementi raccolti sulla scena del crimine.
Il caso ha coinvolto anche il contesto familiare della vittima, con la cugina di Roberto Guerrino che ha raccontato il ritorno del corpo a Bogliasco, dove riposano anche i genitori dell’interprete, sottolineando il dolore per una violenza definita senza spiegazioni. Nel frattempo, il quadro investigativo si è arricchito delle informazioni legate al fermo del 19enne alla stazione di Melzo e alla presenza della fidanzata durante il tentativo di allontanamento dalla zona. Le autorità hanno continuato a ricostruire i passaggi successivi all’omicidio, mentre l’inchiesta ha mantenuto l’attenzione sugli oggetti sottratti e sulle persone eventualmente coinvolte nella fuga.




