Roddick difende Agassi e quelle critiche a Sinner: “Non è fuori luogo, il problema è reale”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il pomeriggio bollente del Philippe Chatrier, che avrebbe dovuto consegnare a Jannik Sinner un comodo passaggio per il terzo turno, si è invece trasformato in un enigma fisico ancora tutto da decifrare. L’improvviso crollo del numero uno al mondo, costatogli il match contro Juan Manuel Cerúndolo dopo appena un’ora e quarantacinque minuti di gioco effettivo, ha spaccato l’opinione pubblica sportiva.

E nel dibattito, a distanza di giorni, la voce di Andre Agassi – otto volte vincitore di Slam – continua a echeggiare come la più scomoda, quella che si permette di chiamare le cose con il proprio nome senza timore di apparire spietato.

Le parole che hanno fatto discutere

A differenza di chi cercava attenuanti nel caldo anomalo o nella pressione del torneo, Agassi ha scelto la linea dura: per un atleta di quel livello, ha sostenuto, non esiste alibi che regga quando il fisico va in tilt dopo un’ora e tre quarti di partita. L’ex fuoriclasse, che conosce bene le conseguenze di una preparazione sbagliata per averle pagate sulla propria pelle agli esordi, ha gettato un sasso nello stagno, insinuando che l’approccio dell’altoatesino al match potesse nascondere una fragilità di fondo, magari legata all’idratazione o alla gestione delle riserve energetiche.

Un’uscita, la sua, giudicata da molti eccessiva, se non addirittura fuori luogo.

A prendere le sue difese, con la consueta schiettezza, ci ha pensato Andy Roddick. Nel suo podcast “Served with Andy”, l’ex campione degli US Open ha ribaltato la prospettiva: lungi dall’essere un attacco gratuito, la critica di Agassi rappresenterebbe al contrario un atto di onestà intellettuale, nonché un campanello d’allarme che Sinner farebbe bene a non ignorare. “Secondo me è una critica legittima – ha spiegato Roddick – e credo che anche Jannik stesso, ascoltandola, direbbe che è giusta”.

Roddick ha smontato, senza troppi giri di parole, l’accusa di gratuità, ricordando un dettaglio che cambia il senso della narrazione: Agassi, prima di esprimersi pubblicamente, aveva avvisato Darren Cahill, il mentor di Sinner, nonché suo storico ex allenatore e amico intimo.

Il peso dell’autorevolezza e il ruolo di Cahill

Questo passaggio, apparentemente formale, è in realtà il nodo centrale della vicenda. Se Agassi avesse voluto colpire a tradimento o gettare benzina sul fuoco, non avrebbe avuto alcuna ragione di telefonare a Cahill, con cui condivide quasi dieci anni di carriera e un legame che va ben oltre il mero rapporto professionale. Roddick ha voluto rimarcare proprio questo concetto: “Quando condividi un decennio con un allenatore, non puoi metterlo in difficoltà all’improvviso con dichiarazioni pubbliche. Semplicemente non si fa”.

L’ex tennista texano ha citato un retroscena, rivelando di possedere un messaggio vocale di Agassi – giudicato troppo colorito per essere mandato in onda – in cui il “Kid di Las Vegas” esprimeva lo stesso identico disappunto già durante gli Australian Open, dopo un altro crollo del n.1 contro il qualificato Eliot Spizzirri.

Non si tratta, insomma, di un’uscita estemporanea dettata dalla sorpresa di Parigi, ma di una convinzione maturata nel tempo da chi, come pochi altri, sa cosa voglia dire reggere l’urto dei cinque set sotto il sole cocente. Roddick ha aggiunto un’altra tessera al mosaico, citando l’aneddoto personale di Agassi: questi era solito bere tra i dieci e i dodici litri d’acqua nelle ventiquattro ore antecedenti una partita, per evitare il collasso.

Un dettaglio fisiologico che sottolinea quanto, nell’era dell’atleta moderno, anche il minimo errore di calcolo nella preparazione possa trasformarsi in un boomerang letale. E se a dirlo è uno che ha vinto otto Slam e ha sofferto come pochi per mancanza di preparazione atletica agli inizi, allora forse quella critica – per quanto spiacevole – assume i contorni di un’analisi tecnica più che di un’invettiva.

Un problema reale che richiede risposte concrete

Al di là delle polemiche da salotto televisivo, rimane il dato di fatto, nero su bianco: un giocatore abituato a battaglie epiche di cinque ore e mezza – come quella vinta nel 2025 sempre sulla terra parigina – non può accusare un blackout totale dopo soli 105 minuti, perdendo nove game di fila senza opporre resistenza. La sconfitta con Cerúndolo, che ha visto Sinner passare dal 5-1 nel terzo set alla resa nei successivi due parziali, ha sollevato interrogativi troppo gravi per essere liquidati come un semplice incidente di percorso.

Gli stessi controlli medici approfonditi a cui il tennista si è sottoposto al San Raffaele di Milano, sebbene non abbiano evidenziato patologie specifiche, non hanno fornito una risposta chiara sul perché il fisico abbia ceduto in quel modo.

La posizione di Roddick, che in definitiva si allinea perfettamente a quella del connazionale, parte da un presupposto elementare: se un ex numero uno del mondo, che tra l’altro parla quotidianamente con l’attuale coach del diretto interessato, alza la voce per segnalare un’anomalia, forse è il caso di ascoltarlo, invece di ergere barricate emotive. “Non è uno che parla a caso per raccogliere clic – ha concluso Roddick – non ha bisogno di lavorare e non ha bisogno di soldi. Lui sa cosa significa essere il numero uno e convivere con quella pressione”.

Mentre Sinner si prepara a difendere il titolo a Wimbledon, con il rientro in campo previsto per il 29 giugno, il dibattito sulla sua tenuta nei colpi di calore non accenna a placarsi, anzi si arricchisce di un’autorevolezza che rende sempre più difficile nascondere la testa sotto la sabbia.

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