Leone XIV in Camerun: «L’africa sia liberata dalla piaga della corruzione»
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Redazione Esteri
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Il coraggio di varcare la soglia delle “cose nuove” non è mai innocente, e porta con sé zone d’ombra che in Africa si fanno terra e carne; diventano, come ha denunciato Papa Leone XIV, “devastazioni ambientali e sociali” nella corsa spasmodica alle materie prime e alle terre rare. A Yaoundé, nel cuore del suo viaggio apostolico che toccherà Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, il Pontefice ha scelto di rivolgersi al mondo universitario dell’ateneo cattolico dell’Africa centrale per lanciare un monito chiaro: l’erosione dei punti di riferimento morali, quella che lui definisce la “crisi dei riferimenti”, finisce per legittimare l’inaccettabile. È in questo vuoto etico, ha spiegato ai docenti e agli studenti presenti, che attecchiscono quelle pratiche un tempo ritenute inaccettabili e che oggi, invece, vengono giustificate in nome di una libertà male interpretata.
La trappola delle risorse e il dovere della trasparenza
Se da un lato l’Africa viene spesso raccontata come il continente del futuro, dall’altro Leone XIV non ha nascosto il “lato oscuro” di questa modernità. Parlando nella capitale camerunense, il Papa ha messo in guardia dall’illusione che la ricchezza materiale o l’abbondanza di risorse naturali possano da sole misurare la grandezza di una nazione. Al contrario, ha sottolineato come l’affannosa ricerca di terre rare – fondamentali per alimentare il mito del progresso tecnologico globale – rischi di trasformarsi in una nuova forma di schiavitù, se non governata da coscienze rette. L’appello, rivolto in particolare ai giovani, è stato quello di non adattarsi passivamente alle “logiche dominanti”, perché scambiare l’adattamento per competenza significherebbe perdere quella libertà sostanziale che dovrebbe caratterizzare ogni autentico sviluppo.
«No alla corruzione, sì al servizio»
Incontrando studenti e professori, il Pontefice ha avuto parole durissime contro il malaffare, definendolo una vera e propria “piaga” da cui il continente deve essere liberato. Non si è trattato di un semplice invito generico alla legalità, ma di una vera e propria ricetta educativa: la grandezza di una società si fonda su coscienze educate alla verità. Leone XIV ha esortato i docenti a trasmettere valori come la giustizia, l’equità e l’integrità, avvertendo che senza questa fatica educativa si rischia di consegnare le future generazioni al vuoto interiore. “Non tradite questo nobile ideale”, ha detto rivolgendosi al mondo accademico, chiedendo a tutti di mettere le proprie competenze al servizio del bene comune piuttosto che cedere alla tentazione di guadagni facili che induriscono il cuore.
Un viaggio tra fede e geopolitica
È il terzo viaggio del suo pontificato, il secondo del 2026, e si snoda attraverso quattro Stati che rappresentano altrettante sfide complesse. In Camerun, dove il Papa ha celebrato messa a Douala davanti a centinaia di migliaia di fedeli passando tra le bidonville, il tema della disuguaglianza sociale è emerso con forza: “C’è pane per tutti – ha tuonato il Papa – se non viene preso con una mano che afferra, ma con una mano che dona”. Se in Algeria il filo conduttore è stato il dialogo interreligioso sulle orme di sant’Agostino, in Camerun il discorso si è fatto più duro, ricordando ai governanti che la politica è vocazione al servizio e che la corruzione “sfigura l’autorità svuotandola di autorevolezza”. L’invito, infine, ai giovani camerunensi è stato quello di resistere alla “comprensibile spinta migratoria”, riscoprendo l’ardente desiderio di servire la propria terra.




