Leone XIV in Africa, il viaggio più lungo del papa tra Algeria, Angola, Camerun e Guinea equatoriale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Saranno oltre diciassettemilasettecento i chilometri percorsi da papa Leone XIV, a bordo di diciotto voli che scandiranno undici giorni di presenza capillare su un territorio immenso, per un viaggio che – a conti fatti – rappresenta la sua missione più ambiziosa da quando siede sul soglio di Pietro. Il pontefice, giunto al suo terzo viaggio apostolico dopo le tappe in Türkiye, Libano e nel Principato di Monaco, si prepara a lasciare Roma lunedì 13 aprile per fare ritorno solo giovedì 23, dopo aver toccato Algeria, Angola, Camerun e Guinea equatoriale. Quattro nazioni che, pur nella loro diversità linguistica e culturale, condividono un tratto comune: l’attesa, a tratti febbrile, per un pastore che parlerà in francese, spagnolo, portoghese e inglese, adattando la propria voce alle pieghe di un continente spesso ferito ma mai domo.

Preparativi e folle attese in Camerun, dove un terzo dei fedeli è cattolico

I preparativi, avviati ufficialmente venerdì, hanno già mobilitato strutture logistiche e comitati organizzativi in tutti e quattro i Paesi, con un’attenzione particolare rivolta al Camerun. È lì, infatti, che si concentra una delle percentuali più alte di battezzati: il 29% della popolazione si dichiara cattolica, un dato che si traduce in numeri imponenti quando si parla di partecipazione alle celebrazioni. Gli organizzatori locali prevedono che seicentomila persone assisteranno a una delle messe celebrate da Leone XIV, un afflusso che impone misure di sicurezza straordinarie senza però offuscare il carattere spirituale dell’evento. L’Angola e la Guinea equatoriale, va ricordato, non vedevano un pontefice da quasi trent’anni: un vuoto che questa visita intende colmare, seppur senza retorica, nel segno di una presenza fisica che vale più di qualsiasi documento.

Ad Annaba, l’antica Ippona, un gesto che non è solo commemorativo

Una delle tappe più significative sarà quella in Algeria, dove il Santo Padre si recherà anche ad Annaba, l’antica Ippona. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha voluto precisare che non si tratterà di “un gesto puramente commemorativo”, bensì “un atto di profonda coerenza identitaria e soprattutto spirituale”. L’Algeria, lo si apprende dalle parole di padre Marco Pagani del PIME, direttore nazionale delle Opere Pontificie Missionarie nel Paese, vive nell’attesa che il papa “possa continuare e rilanciare il dialogo islamo-cristiano”. E aggiunge, padre Pagani: “La nostra Chiesa in Algeria è piccola dal punto di vista numerico, ma si respira una grande fraternità sia all’interno sia, soprattutto, con i musulmani”. Un dialogo, quello tra fedi diverse, che qui non è mai stato una formula astratta ma una pratica quotidiana, fatta di vicinanza concreta alle persone.

Un continente poliedrico tra violenze, migrazioni e nuove generazioni

Leone XIV si immergerà in un poliedro di lingue, culture e storie, tradizioni differenti che convivono – talvolta dolorosamente – con realtà complesse. Violenze, fondamentalismi e la tragedia delle migrazioni rappresentano il versante oscuro di questo scenario, ma non mancano elementi di speranza: l’entusiasmo delle nuove generazioni, il ruolo di primo piano delle religioni nella costruzione della pace, e la sfida, sempre aperta, della coesistenza tra diverse confessioni. Il papa non pronuncerà discorsi a senso unico; anzi, la sua capacità di alternare lingue e registri comunicativi – dall’omelia alla lectio, dal saluto istituzionale all’incontro informale – sarà messa a dura prova. Nessuna conclusione è stata tratteggiata dal Vaticano su ciò che lascerà dietro di sé, ma una cosa appare certa: il viaggio in Africa del pontefice statunitense, ormai da più di un anno presidente degli Stati Uniti, resterà un punto di svolta nel suo magistero, al di là di ogni possibile lettura politica o diplomatica.

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