Mps, caccia ai voti per l'assemblea del 29 ottobre. Castagna frena: "Ops a sconto"
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Redazione Economia
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La partita per il controllo di Monte dei Paschi di Siena entra nella sua fase più delicata. Giovedì 24 settembre il consiglio di amministrazione dell'istituto senese, riunito sotto la presidenza di Cesare Bisoni, ha deliberato a maggioranza di integrare la convocazione dell'assemblea degli azionisti fissata per il 29 ottobre, un appuntamento che si preannuncia decisivo per il futuro assetto del gruppo e per le due offerte pubbliche di scambio lanciate su Banco Bpm e Banca Generali.
La riunione, in programma alle ore 10 nella sede di viale Mazzini a Siena, vedrà i soci pronunciarsi su un ordine del giorno ampio, che comprende anche la fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, già autorizzata dalla Bce all'inizio di settembre.
La posta in gioco per l'istituto senese
Il via libera dell'assemblea rappresenta il passaggio formale attraverso cui Mps intende dotarsi degli strumenti necessari a rispondere all'offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa Sanpaolo. Il piano guidato dall'amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a costruire un polo alternativo attraverso le due operazioni su Piazza Meda e sul Leone di Trieste, con l'obiettivo dichiarato di preservare l'opzionalità strategica dell'istituto.
Lovaglio ha spiegato che il voto non deve essere letto come un referendum tra progetti alternativi, sottolineando che disporre di più offerte sul tavolo rende meno complicato ottenere il prezzo migliore per gli azionisti.
Il nodo politico e finanziario è rappresentato dalla soglia necessaria per superare i vincoli della passivity rule. Secondo quanto ricostruito, per dare il via libera alle due Ops sarebbe necessaria una maggioranza di almeno il 66,6% del capitale presente in assemblea. Lovaglio dovrebbe poter contare sul sostegno di Plt Holding e dell'imprenditore Giorgio Girondi, che insieme pesano per una quota compresa tra il 3 e il 4%, ma il cammino resta in salita.
In questo contesto assumono un peso particolare le valutazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, le cui indicazioni orienteranno una parte rilevante dei fondi istituzionali chiamati a esprimersi.
La posizione di Banco Bpm e il ruolo della passivity rule
Sul fronte opposto, Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, ha ribadito con nettezza il giudizio negativo sull'operazione proposta da Siena. "In questo momento siamo sotto passivity rule quindi non possiamo esprimerci essendoci un'offerta su di noi", ha dichiarato il manager a margine di un evento, aggiungendo che si tratta di "un'offerta purtroppo, come abbiamo già dichiarato, non a premio anzi a sconto, che ci lascia semplicemente impossibilitati a fare delle nostre mosse".
La passivity rule è il principio in base al quale, dalla comunicazione dell'intenzione di promuovere un'offerta pubblica e fino alla sua chiusura, il consiglio di amministrazione della società target deve astenersi dal compiere atti o operazioni che possano contrastare il conseguimento degli obiettivi dell'offerta, salvo autorizzazione dell'assemblea.
Castagna ha inoltre legato esplicitamente la scelta di un eventuale partner alla volontà dei soci. "Pensiamo di avere un futuro importante stand alone o con i partner che, insieme ai nostri soci, riterremo opportuno scegliere", ha affermato, in una dichiarazione che formalmente non indica alcun interlocutore specifico ma che assume un significato preciso alla luce della posizione espressa da Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda con il 29,3% del capitale.
L'istituto francese ha già manifestato forti perplessità sull'operazione proposta da Siena e ha rilanciato l'ipotesi di una combinazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, con Clotilde L'Angevin, deputy general manager del gruppo, che ha indicato apertamente questa direzione come "uno scenario interessante, molto interessante per noi".
Unicredit osserva e smentisce
Nel frattempo, Unicredit ha preso le distanze dalle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi su un possibile interesse per Banco Bpm. Un portavoce dell'istituto di Piazza Gae Aulenti ha definito le ricostruzioni di stampa su un "presunto interesse" come "senza fondamento", precisando che la banca si considera semplicemente un "osservatore" dell'attuale fase del risiko bancario italiano.
Fonti finanziarie hanno indicato che Unicredit potrebbe invece guardare con attenzione ad alcuni asset, a partire dagli sportelli, che finiranno sul mercato come conseguenza delle operazioni di concentrazione in corso.
La partita si intreccia poi con il quadro più ampio del consolidamento del sistema creditizio nazionale, dove l'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps e la potenziale aggregazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia ridisegnano gli equilibri tra i principali gruppi. La decisione dei soci di Siena, in programma a fine ottobre, arriva in un momento in cui il governo ha confermato che non parteciperà al voto in assemblea.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che l'esecutivo seguirà la decisione del mercato, "che nella sua suprema capacità di discernere probabilmente premierà la scelta migliore".
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