Ferrari, niente nuovo motore a Miami ma i test al Mugello preparano il vero salto di qualità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La scuderia di Maranello, contrariamente a quanto le recenti dichiarazioni di Lewis Hamilton avevano lasciato intendere, non schiererà una power unit profondamente rivista sul circuito di Miami. Il sette volte campione del mondo, al termine del GP del Giappone, aveva invocato un intervento sostanziale sul propulsore della SF-26; eppure, quelle parole – va detto – vanno circostanziate con attenzione, perché il regolamento tecnico attuale, notoriamente controverso in questo frangente, impone tempistiche e procedure che nessuna squadra può eludere, nemmeno quella che ha appena ingaggiato l’ex fuoriclasse della Mercedes.

Le quattro settimane che contano, tra simulazioni e produzione

L’intervallo che separa la tappa giapponese da quella statunitense – poco più di un mese – rappresenta per tutti i costruttori una finestra operativa cruciale. Ciascun team, Ferrari compresa, utilizzerà questi giorni per analizzare i dati raccolti, simulare al banco le soluzioni più promettenti e infine produrre fisicamente gli aggiornamenti destinati alla Florida. Il quadro prestazionale emerso dalle prime tre gare, lo si può affermare con una certa sicurezza, è ormai nitido agli occhi degli ingegneri del Cavallino: da un lato, emergono i punti deboli nel confronto diretto con la Mercedes (attuale riferimento del plotone), dall’altro si consolidano altrettanti punti di forza del progetto SF-26, che andranno sfruttati senza indugio. Nessuna rivoluzione, quindi, sul fronte del motore endotermico a Miami: quella sarà semmai una storia successiva, legata a un’altra procedura federale.

Test al Mugello con i piloti di riserva, un’anticipazione necessaria

Nei primi giorni di aprile, mentre i riflettori erano ancora accesi sui risultati ottenuti in Giappone, la Ferrari ha organizzato una sessione di prove in pista al Mugello, articolata su due giornate (mercoledì e giovedì della scorsa settimana). Si è trattato di test TPC, ovvero “Testing of Previous Cars”, utilizzando monoposto di stagioni passate – una pratica consentita dal regolamento proprio per sviluppare soluzioni senza consumare il chilometraggio delle vetture correnti. A scendere in pista non sono stati i titolari, bensì le riserve del Cavallino Rampante: Antonio Giovinazzi, Arthur Leclerc e Antonio Fuoco, chiamati a raccogliere dati preziosi su setup meccanici e mappature elettroniche. Il lavoro svolto al Mugello, benché non riguardi direttamente la power unit della SF-26, fornirà indicazioni indirette sull’efficienza complessiva del pacchetto, in vista degli aggiornamenti che verranno introdotti gradualmente.

L’attesa per l’ADUO, nessun via libera dalla FIA prima di Monaco

Attenzione, però: un capitolo a parte merita il cosiddetto ADUO, acronimo che sta per “Additional Development and Upgrade Opportunities”. La Ferrari, al pari di tutti gli altri costruttori impegnati nel mondiale, non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla Federazione Internazionale circa l’approvazione di questo meccanismo di sviluppo supplementare. I tecnici della FIA, va ricordato, devono prima redigere una classifica delle potenze dei motori endotermici, una graduatoria che verrà stilata soltanto dopo il GP di Miami – quarto appuntamento della stagione – e ufficializzata nelle settimane seguenti. Solo a quel punto, presumibilmente dopo il GP di Monaco, scatteranno le condizioni per utilizzare eventuali gettoni di sviluppo aggiuntivi. In altre parole, chi sperava di vedere una power unit rivoluzionaria già in Florida dovrà accontentarsi di interventi minori, mentre il vero salto di qualità – quello legato all’ADUO – è rinviato a un momento successivo della prima parte del campionato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.