Il caso ricina, l’avvocato del marito lascia. «Di lui non voglio più sentire parlare»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nel giallo di Pietracatella, il presunto avvelenamento con ricina costato la vita ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita durante le festività natalizie, si registra un nuovo, improvviso scossone. Arturo Messere, il penalista che finora aveva assistito Giovanni Di Vita – rispettivamente marito e padre delle due vittime – ha formalmente rinunciato alla difesa. La decisione, comunicata nella mattinata, arriva dopo che Di Vita ha scelto di affiancargli un altro legale, Vittorino Facciolla, con il quale condivide non solo l’area politica ma anche una militanza di lungo corso all’interno del Partito democratico. Messere, avvocato di lunga esperienza in Molise, avrebbe motivato il passo indietro con ragioni contingenti e non meglio specificate, limitandosi a dichiarare di non voler più avere a che fare con il proprio assistito.
L’ombra dell’autopsia e i tessuti non del tutto necrotizzati
Mentre il fronte legale si riorganizza – e nelle prossime ore l’incarico potrebbe passare proprio a Facciolla, consigliere regionale ed ex segretario regionale del partito – le indagini scientifiche proseguono tra dubbi e attese. Le prime indiscrezioni che filtrano dall’autopsia, le cui conclusioni sono attese soltanto a fine mese, rimescolano ulteriormente le carte. Se si trattasse davvero di ricina, quel veleno che – come osservano fonti mediche – non perdona, ci si aspetterebbe un quadro di necrosi massiva. Eppure gli organi delle due donne, madre e figlia, si presentano danneggiati solo in parte, con un’alterazione dei tessuti che alcuni periti avvicinerebbero più all’effetto di una pancreatite che a quello di un avvelenamento sistematico da tossina vegetale.
L’ex sindaco, la stessa militanza e un cambio di difesa che fa discutere
Il legale uscente non ha lesinato una certa freddezza nel prendere le distanze da Di Vita, lasciando intendere che alla base della rottura vi siano più di semplici divergenze strategiche. L’arrivo di Facciolla, che condivide con l’ex sindaco di Pietracatella la stessa militanza politica, aggiunge un tassello non secondario a un quadro già di per sé complesso. Di Vita, va ricordato, è stato per lungo tempo tesoriere del Partito democratico in regione, un ruolo che lo legava a doppio filo alla governance locale. Che il nuovo difensore sia anche consigliere regionale in carica – e dunque espressione di quella stessa area – solleva interrogativi impliciti sulla tenuta del confine tra rappresentanza istituzionale e difesa penale, senza che alcuna illazione venga qui formulata.
Un Natale di veleno, tra testimonianze e indagini ancora aperte
La piccola Pietracatella, trenta chilometri da Campobasso, resta sconvolta dalla sequenza degli eventi. A riaccendere i riflettori ci ha pensato anche una trasmissione televisiva come “Quarto Grado”, che ha raccolto la testimonianza del fratello di Antonella e zio di Sara. Un dolore crudo, quello familiare, che si intreccia ora a una vicenda giudiziaria piena di zone d’ombra. La rinuncia di Messere – «Di lui non voglio più sentire parlare» avrebbe confidato – non è un dettaglio di contorno. In un procedimento dove ogni gesto, ogni alleanza e ogni scelta professionale vengono passati al vaglio, l’abbandono del primo difensore potrebbe rappresentare uno di quei momenti di svolta silenziosa che precedono le svolte vere. Nessuna conclusione è però ancora scritta, e gli inquirenti attendono gli esiti definitivi dei test tossicologici prima di tracciare un qualsiasi perimetro di responsabilità.




