Ranucci ascoltato in Rai per cinque ore: la Commissione Etica indaga su fonti e inchieste di Report

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il caso che coinvolge Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, non accenna a placarsi, anzi, si arricchisce di nuovi e significativi sviluppi destinati a tenere banco per tutta l'estate romana. Dopo le rivelazioni del quotidiano "La Verità" riguardanti alcune chat pubbliche in un gruppo Facebook con una donna, identificata come "Lavinia", che avrebbe un ruolo nell'autobiografia del giornalista, l'attenzione si è spostata sugli uffici della Rai, dove si è svolto un confronto cruciale per il futuro del programma e del suo conduttore.

Al centro del dibattito, le modalità di realizzazione delle inchieste e il rapporto con le fonti, in un clima di crescente tensione che vede coinvolti aspetti professionali, giudiziari e politici.

L'audizione di cinque ore e le domande della Commissione

Sigfrido Ranucci è stato ascoltato per circa cinque ore, lo scorso 4 agosto, dalla Commissione stabile per il Codice Etico della Rai, l'organismo interno preposto a vigilare sul rispetto delle norme deontologiche e aziendali. L'audizione, iniziata intorno alle 14,30 e proseguita fino a sera, ha visto il giornalista rispondere a un fitto interrogatorio incentrato su due punti principali: la genesi di alcune inchieste di Report e, in particolare, la gestione dei rapporti con le fonti giornalistiche.

Secondo quanto riportato, Ranucci si sarebbe presentato con una corposa documentazione, allo scopo di ricostruire dettagliatamente l'iter di realizzazione dei servizi e di dimostrare come le sue inchieste non siano state "ispirate" da interessi esterni, in particolare da quelli di Valter Lavitola, il faccendiere indagato per l'attentato ai danni del conduttore.

"Ho risposto a tutte le domande", avrebbe fatto sapere il giornalista al termine del lungo confronto, dimostrando, a quanto pare, piena disponibilità a chiarire ogni aspetto sollevato dalla commissione.

Il nodo del rapporto con Valter Lavitola

Il cuore dell'indagine interna ruota attorno alla figura di Valter Lavitola, ex direttore dell'Avanti!, considerato dalla procura di Roma il presunto mandante dell'attentato che nell'ottobre del 2025 danneggiò l'auto di Ranucci a Pomezia. L'amicizia tra i due, che secondo Ranucci risale al 2019, è finita sotto la lente della Commissione, che intende verificare se tale legame possa aver in qualche modo influenzato il lavoro giornalistico di Report.

L'ipotesi, riportata da alcune fonti, è che alcune inchieste della trasmissione, in particolare quelle riguardanti l'eolico o alcuni esponenti politici, potrebbero essere state condizionate da interessi personali di Lavitola, un sospetto che il giornalista ha sempre fermamente respinto, definendo i presupposti di tali accuse "assolutamente errati".

Il conduttore ha più volte ribadito di non pentirsi del rapporto di amicizia, definendo Lavitola una "scatola nera del Paese" e sottolineando come questi abbia sempre avuto rapporti con molti giornalisti, anche più autorevoli di lui.

L'attesa per l'Audit interno e le altre inchieste

In attesa che la Procura di Roma conceda il nulla osta per l'avvio di un audit interno più approfondito – richiesto formalmente dall'amministratore delegato Giampaolo Rossi – la Commissione Etica ha proseguito il suo lavoro, che potrebbe concludersi prima della pausa di Ferragosto. L'obiettivo è stilare una relazione da sottoporre al Consiglio di amministrazione, che dovrà decidere l'eventuale attivazione di sanzioni disciplinari.

Parallelamente al procedimento interno, la magistratura prosegue le indagini sull'attentato, con l'ipotesi che Ranucci possa essere ascoltato come parte offesa a settembre. Nel frattempo, si attendono sviluppi anche sulla posizione di Gomes Clelio Tavares, anch'egli indagato, la cui posizione è ancora al vaglio degli inquirenti.

Le verifiche della commissione si stanno inoltre concentrando su altri episodi specifici del passato, come il caso dell'ex primario di Treviso Roberto Rigoli, assolto dopo essere stato al centro di un'inchiesta di Report, e un servizio sulla Cisl, per valutare la correttezza delle fonti e del metodo utilizzato.

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