Blatten sepolta dal ghiacciaio: il disastro che riaccende i timori per le Alpi
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Redazione Esteri
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Mercoledì pomeriggio, mentre il sole batteva sulle cime ancora innevate del Vallese, il villaggio di Blatten è stato cancellato in pochi istanti. Una massa di ghiaccio, roccia e fango, staccatasi dal ghiacciaio Birch, ha travolto ogni cosa, lasciando dietro di sé solo distruzione e domande. Il Kleines Nesthorn, da cui era partita la frana di sei milioni di metri cubi, aveva già mostrato segni di cedimento nei giorni precedenti, ma nessuno immaginava che il crollo sarebbe stato così rapido e devastante.
Le immagini aeree mostrano case sommerse, strade interrotte, il fiume Lonza ostruito da detriti che hanno creato un bacino artificiale, ora monitorato per il rischio di esondazione. Fortunatamente, le evacuazioni preventive avevano svuotato il paese, evitando una tragedia ancor più grave. Ma la domanda che ora serpeggia tra le valli alpine, dalla Svizzera all’Italia, è una sola: «Siamo davvero al sicuro?».
In Alto Adige, il quotidiano Dolomiten ha dedicato la prima pagina al disastro, accostando la foto della frana svizzera a un titolo che suona come un monito: «Quanto sono sicuri i villaggi di montagna?». Un interrogativo che non riguarda solo il Vallese, ma tutte le regioni alpine, dove il cambiamento climatico sta accelerando fenomeni un tempo rari. L’instabilità dei ghiacciai, ormai evidente, non è più un’ipotesi remota, ma una minaccia concreta.
Quella di Blatten non è stata una fatalità improvvisa. Il Birchgletscher era sotto osservazione da giorni, e le autorità avevano agito con tempestività. Ma se il collasso climatico continua a erodere le montagne, quante altre Blatten potrebbero esserci nel futuro? Le Alpi, da sempre simbolo di stabilità, stanno diventando sempre più fragili. E mentre i soccorritori svizzeri setacciano la zona, alla ricerca di eventuali danni ulteriori, la riflessione si sposta inevitabilmente sulle misure di prevenzione.




