Angelica Bove e Nicolò Filippucci: le voci che salgono all'Ariston dopo Sarà Sanremo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Una voce che scava, nata da una sofferenza personale trasformata in arte, e un'altra che predilige la misura e la coerenza di un cantautorato senza eccessi. Sono i ritratti di Angelica Bove e Nicolò Filippucci, i due giovani artisti che, dopo aver superato la selezione di Sarà Sanremo, si apprestano a calcare il palco dell'Ariston nella sezione Nuove Proposte del prossimo Festival. La loro vittoria, sancita dalla Commissione musicale guidata da Carlo Conti durante la finale al Casinò di Sanremo, non è solo l'approdo a un traguardo ambito ma rappresenta il punto di arrivo, per ora, di percorsi musicali e umani già ben definiti. La Bove, la cui performance aveva commosso Ambra Angiolini a X Factor nel 2023, porta con sé un bagaglio emotivo intenso, avendo trovato nel canto una forma di cura dopo un lutto familiare; un'esperienza che, come lei stessa ammette, la porta a guardare con una certa distanza al concetto stesso di successo.
Il percorso di Angelica: dal dolore alla ricerca di una voce personale
Angelica Bove, romana di ventidue anni, approda a Sanremo con il brano "Mattone", ma la sua storia artistica è segnata da un evento luttuoso che ne ha indirizzato la ricerca espressiva. La cantante ha infatti affrontato la perdita dei genitori, un dolore profondo che ha cercato di elaborare proprio attraverso la musica, trovando nella sua voce "particolarissima" uno strumento di espressione e di riscatto. Quel timbro, capace di emozionare durante il suo passaggio a X Factor, non è quindi solo un dato tecnico ma diventa il veicolo di una narrazione intima e sofferente. La sua preparazione al festival avviene così all'insegna di un realismo che rifugge le facili etichette, considerando il successo non come un obiettivo a sé stante bensì come qualcosa che acquista senso solo quando si fonde con una verità più autentica e personale.
La vittoria di Filippucci: la forza di una proposta coerente e misurata
Dall'altro lato, la vittoria di Nicolò Filippucci a Sanremo Giovani si distingue per la nitidezza della sua proposta. Il diciannovenne di Castiglione del Lago, che ha coltivato la musica fin da bambino tra il coro del Conservatorio Morlacchi di Perugia e lo studio della chitarra, ha presentato al pubblico e alla commissione un'idea di cantautorato chiara e riconoscibile. Con il brano "Laguna", l'artista ha scelto deliberatamente una strada controcorrente, lontana dagli sperimentalismi forzati, affidandosi a una scrittura curata e a una melodia che evolve in modo naturale. Questa coerenza, mantenuta durante tutto il percorso di Sarà Sanremo, è stata l'elemento decisivo che gli ha aperto le porte dell'Ariston, dimostrando come una visione artistica solida e ben definita possa emergere anche in un contesto competitivo.
Le reazioni e lo sguardo verso il palcoscenico più importante
L'annuncio della vittoria ha generato, com'è ovvio, emozioni contrastanti nei due giovani. Filippucci ha raccontato di aver chiamato subito la madre, sebbene una prima difficoltà di linea abbia reso quel momento confuso e surreale, per condividere la gioia di aver realizzato un sogno che, nonostante l'inevitabile timore per il futuro, viene affrontato con l'adrenalina che supera ogni paura. La Bove, dal canto suo, porta sul palco una consapevolezza diversa, maturata attraverso esperienze di vita che vanno al di là della sua giovane età. Insieme a loro, anche altri artisti come Mazzariello e Blind, El Ma & Soniko, provenienti dal percorso di Area Sanremo, hanno ottenuto l'accesso alla kermesse, contribuendo a disegnare una mappa delle nuove proposte variegata. Il loro arrivo all'Ariston si inserisce in un contesto festivaliero già in fermento, dove i titoli dei brani in gara iniziano a circolare e dove, parallelamente, si registrano le esclusioni e i rifiuti di chi, invece, non sarà presente.




