Taranto, i cantieri e quei 37 milioni promessi da Foti per i Giochi del Mediterraneo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È un cantiere che procede tra il rumore dell’acqua appena immessa nelle vasche e le dichiarazioni di chi, come il ministro Tommaso Foti, guarda alla scadenza del 21 agosto come a un appuntamento ormai inderogabile. La visita a Taranto – che ha toccato lo stadio Erasmo Iacovone, il PalaRicciardi e il nuovo Stadio del Nuoto – ha rappresentato l’occasione per mettere nero su bianco una serie di impegni finanziari, tra recuperi di fondi e nuove iniezioni di liquidità, che dovrebbero accompagnare la città verso la kermesse sportiva.

L’annuncio, piuttosto atteso, riguarda un plafond complessivo di 37 milioni di euro, cifra che nasce dalla somma tra 12 milioni (di cui 8,5 già recuperati) e ulteriori 25 destinati all’organizzazione dell’evento.

Lo "stadio del nuoto" e la questione gestionale

L’elemento che ha catalizzato l’attenzione della cronaca, al di là delle cifre, è stato il giudizio quasi da estimatore sportivo del ministro. Confessando la sua storica passione per il calcio – e una gioventù passata in curva – Foti ha ammesso che, pur essendo lo stadio l’opera che più lo attirava, è il complesso natatorio a rappresentare un “vero gioiello”. Una dichiarazione che non scivola via come semplice retorica istituzionale, se si considera che l’impianto, affacciato sul mare, è stato descritto come una “vetrina” che poche altre città italiane possono vantare.

Nel frattempo, mentre le due vasche da 50 metri si riempiono a 70 giorni dall’inizio ufficiale della manifestazione, si muovono i ragionamenti – e i silenzi – su chi dovrà gestire tutte queste strutture una volta spenti i riflettori.

La Fondazione, l’America e il giallo della gestione dello Iacovone

Non c’è solo il ministro a girare per i cantieri tarantini; c’è anche un ginepraio di interessi che ruota attorno al futuro dello stadio Iacovone. Da una parte troviamo Joe Rizzello, general manager per l’Italia della Legends Global, una multinazionale abituata a gestire impianti per il Real Madrid o il Chelsea, che si dice pronto a collaborare con il Gruppo Ladisa (la proprietà del Taranto calcio) senza alcuna contrapposizione. Dall’altra, però, c’è chi rema contro questa narrazione di apparente armonia.

L’avvocato Angelo Buonfrate, presidente della Fondazione del Mediterraneo per lo Sport, ha voluto chiarire la posizione del suo ente in modo secco, quasi tranchant: nessuna intenzione di gestire impianti, ma solo di rispettare l’articolo 33 della Costituzione, quello che riconosce il valore sociale dell’attività sportiva.

Buonfrate ha aggiunto un particolare non secondario, prendendo le distanze da chi aveva suggerito che fosse il commissario Massimo Ferrarese a fare da apripista agli americani; una ricostruzione, quest’ultima, che lo stesso Rizzello ha definito “assolutamente falsa” durante le sue interviste.

Il CIS e il lavoro (silenzioso) dei cantieri

I sopralluoghi hanno riguardato anche gli interventi del Contratto Istituzionale di Sviluppo, quella massa critica di opere che dovrebbe cambiare il volto della città oltre i Giochi. Accanto al ministro c’era l’onorevole Dario Iaia, presidente del CIS, e il sindaco Piero Bitetti, che hanno fatto da cicerone in un giro che ha toccato la Città Vecchia e le strutture di supporto come il campo di regata nel Mar Piccolo. Ciò che trapela dai sopralluoghi è un ottimismo di facciata, alimentato dalla certezza che le risorse per finire i lavori ci siano tutte, o quasi.

Ma resta la sensazione, nel cronista, che la partita vera non sia più l’inaugurazione dell’agosto 2026, ma il “giorno dopo”, quando l’assedio delle telecamere sarà finito e Taranto si troverà tra le mani dei gioielli che, per usare le parole di Foti, dovrà custodire e preservare.

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