L’ultimatum di Trump alla Nato e lo spettro di un assalto all’isola di Kharg

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La macchina bellica americana, ormai proiettata in quello che si preannuncia come un conflitto di lunga durata contro l’Iran, cambia passo e cerca soci. Donald Trump, infatti, ha lanciato un chiaro e inequivocabile ultimatum ai paesi membri della Nato, intimando un contributo concreto e immediato per riaprire lo Stretto di Hormuz, la via d’acqua cruciale per il transito del petrolio mondiale che Teheran tiene di fatto in ostaggio. Il presidente americano, in un’intervista rilasciata al Financial Times e ripresa da varie agenzie internazionali, è stato piuttosto esplicito: senza un intervento alleato, il futuro dell’Alleanza Atlantica sarà "molto negativo". Una minaccia pesante, la sua, che si inserisce in una strategia volta a coinvolgere non solo i partner storici, ma anche potenze come la Cina, chiamata a fare la propria parte considerato che, come ha sottolineato lo stesso Trump, circa il 90% del suo fabbisogno di greggio dipende proprio da quelle acque.

Non si tratta, a leggere i retroscena che filtrano da Washington, di una semplice richiesta di sostegno diplomatico. L’amministrazione starebbe lavorando sottotraccia alla formazione di una coalizione internazionale – sette i paesi citati dal presidente nel corso di un dialogo con la stampa a bordo dell’Air Force One – per pattugliare lo stretto e garantire la sicurezza delle petroliere. La replica di alcuni alleati, però, appare per ora cauta se non fredda, con Londra che avrebbe offerto un contributo giudicato dalla Casa Bianca tardivo e insufficiente. E proprio sul tavolo delle trattative, a complicare ulteriormente lo scenario, si profila l’ipotesi di un’escalation militare senza precedenti: l’occupazione, via terra, dell’isola di Kharg. Secondo quanto riferito da Axios citando fonti ufficiali, Trump starebbe seriamente valutando l’idea di impadronirsi del principale terminale petrolifero iraniano, un colpo che di fatto rappresenterebbe il "knockout economico" del regime, ma che richiederebbe inevitabilmente l’impiego di truppe statunitensi sul terreno iraniano.

Il nodo dello Stretto e la guerra di informazioni

Sul fronte militare, intanto, le operazioni procedono senza sosta, in un crescendo di colpi e ripercussioni che coinvolge ormai l’intera regione. Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l’avvio di "operazioni di terra limitate e mirate" nel sud del Libano, contro quelle che hanno definito roccaforti di Hezbollah, mentre continuano i raid reciproci con l’Iran, il quale a sua volta ha lanciato nuovi missili verso obiettivi israeliani. A queste dinamiche belliche tradizionali si affianca però una guerra parallela, combattuta nel cyberspazio e attraverso i media. Lo stesso presidente americano, in un lungo e acceso post sulla sua piattaforma Truth, è tornato a denunciare quella che definisce una sistematica opera di disinformazione orchestrata da Teheran. L’accusa, pesantissima, è che l’Iran stia utilizzando l’intelligenza artificiale per generare e diffondere immagini false – come quelle di attacchi riusciti contro navi americane, in particolare la portaerei USS Abraham Lincoln – con la complicità di una stampa estera, a suo dire, "compiacente" e sempre pronta a "nutrirsi" di notizie false.

Trump, in questo clima di crescenti tensioni, non ha risparmiato critiche neppure a colossi come il Wall Street Journal, reo di aver riportato notizie di danni subiti da aerei rifornitori statunitensi, smentite poi categoricamente dal presidente, e ha rincarato la dose arrivando a ipotizzare che le testate che diffondono queste ricostruzioni dovrebbero essere perseguite per tradimento. Una posizione estrema, la sua, che trova peraltro un contraltare nelle parole del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale ha ribadito come Teheran non abbia alcuna intenzione di chiedere un cessate il fuoco né di avviare negoziati, respingendo al mittente le aperture (se così si possono definire) americane e dichiarandosi pronto a una difesa lunga e logorante.

Conseguenze economiche e movimenti sul campo

Nel frattempo, il conflitto produce i suoi effetti anche sull’economia globale e sulla vita quotidiana delle popolazioni civili. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha fatto sapere che le riserve strategiche di petrolio stanno per essere immesse sul mercato per calmierare i prezzi, balzati oltre la soglia psicologica dei cento dollari al barile, ma l’efficacia della misura resta tutta da verificare in uno scenario di conflitto prolungato. Colpi di scena, poi, non mancano nemmeno nei cieli del Golfo: l’aeroporto internazionale di Dubai, scalo cruciale per il traffico aereo mondiale, è stato costretto a una temporanea e drammatica sospensione dei voli a causa di un "incidente legato a un drone" che ha provocato un incendio nei pressi di un serbatoio di carburante, per poi riaprire parzialmente dopo ore di caos e migliaia di passeggeri in attesa.

Sul terreno, la macchina bellica non accenna a fermarsi. Il portavoce delle forze di difesa israeliane ha parlato chiaramente di piani che coprono almeno le prossime tre settimane, con "migliaia di obiettivi" ancora da colpire per indebolire il regime iraniano. E mentre Trump, intervistato dalla Nbc, rilanciava l’idea che l'Iran voglia un accordo ma che i termini non sono ancora "abbastanza buoni" per chiuderlo, dal Kuwait arrivava notizia di un attacco con drone contro una base militare che ospita personale italiano, con la distruzione di un velivolo a pilotaggio remoto e la pronta rassicurazione del ministro Tajani sull'incolumità dei nostri soldati. Una ridda di eventi, questi, che dipingono il quadro di un conflitto sempre più esteso e multi-dimensionale, dove le operazioni militari classiche si intrecciano inestricabilmente con la guerra cognitiva e con le pressioni diplomatiche, in attesa di capire se l’ultimatum di Trump sortirà l’effetto desiderato o se, al contrario, finirà per allargare ulteriormente le crepe all’interno dell’alleanza occidentale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.