Borse asiatiche in rosso, petrolio e rendimenti accelerano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le Borse asiatiche tornano in rosso dopo sei sedute positive, mentre la nuova corsa del petrolio e l'aumento dei rendimenti dei bond aggiungono pressione sui mercati. Sui listini di Asia e Pacifico prevalgono le vendite in un quadro segnato dalla ripresa degli scontri tra Stati Uniti e Iran e dal perdurare della guerra in Ucraina, gli stessi fattori di instabilità geopolitica che hanno già condizionato Wall Street. Il movimento coinvolge contemporaneamente azioni, materie prime e titoli di Stato: il greggio continua a salire, il gas resta su livelli elevati e i rendimenti obbligazionari proseguono la loro crescita, interrompendo così la fase favorevole che aveva accompagnato le Borse asiatiche nelle sei sessioni precedenti.

Tokyo cede il 2,85% mentre salgono petrolio e bond giapponesi

La flessione più evidente arriva dalla Borsa di Tokyo, dove il Nikkei 225 ha chiuso in netto calo del 2,85%, scendendo a 64.325,64 punti. A pesare sul mercato giapponese è stata l'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che nello stesso tempo ha contribuito a spingere ulteriormente verso l'alto i prezzi del petrolio. Sul fronte obbligazionario, inoltre, i rendimenti dei titoli di Stato governativi giapponesi, i JGB di riferimento, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 30 anni. La combinazione tra tensioni geopolitiche, rincaro dell'energia e rendimenti in aumento ha quindi accentuato la pressione sulle azioni, con Tokyo che ha concluso la seduta con una perdita particolarmente marcata.

La corsa delle materie prime energetiche resta uno degli elementi centrali della giornata. Il Wti punta verso quota 91 dollari, mentre il Brent si avvicina ai 96 dollari al barile, confermando il rialzo del greggio nel contesto dei nuovi scontri in Medio Oriente. Anche il gas mantiene prezzi elevati e si conferma sopra i 73 euro al megawattora. Parallelamente non cambia il movimento sui rendimenti dei bond, ancora in crescita, un andamento che si aggiunge alla debolezza dei mercati azionari asiatici. Dopo sei sedute consecutive con il segno positivo, il cambio di direzione dei listini arriva dunque insieme a un'accelerazione dei prezzi energetici e a una nuova pressione proveniente dal mercato obbligazionario.

Europa debole in avvio, Piazza Affari sostenuta dagli energetici

La debolezza asiatica si riflette anche sulle attese per Europa e Wall Street, indicate in avvio sofferto mentre l'attenzione resta rivolta anche ai dati statunitensi. Piazza Affari apre tuttavia con una variazione contenuta e nei primi scambi il Ftse Mib segna un progresso dello 0,14% a 51.988,42 punti, muovendosi in un contesto europeo debole. Sul listino milanese emergono soprattutto i titoli energetici, favoriti dalla nuova accelerazione del petrolio: Eni sale dell'1,25%, mentre Snam registra un rialzo indicato inizialmente allo 0,70%. Il movimento del greggio oltre i 90 dollari resta quindi uno dei principali fattori osservati dai mercati nella seduta del 2 settembre.

Tra gli altri titoli di Piazza Affari si mette in evidenza Amplifon con un progresso del 3,06%, seguita da Stm a +2,03% e Prysmian a +0,94%. Nel gruppo dei rialzi figurano anche Snam, indicata successivamente a +0,59%, Hera con un aumento dello 0,59%, Italgas a +0,50% e Tim a +0,49%. Le variazioni positive di diversi titoli milanesi si inseriscono però in una giornata condizionata dal calo delle Borse asiatiche, dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalla crescita dei rendimenti obbligazionari. Il confronto tra la tenuta iniziale del Ftse Mib e il netto arretramento del Nikkei mostra così andamenti differenti all'interno di una stessa seduta dominata dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal nuovo rialzo del petrolio.

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