Occupazione record in Italia, il tasso supera il 63%: 246mila posti in più in un anno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del lavoro italiano continua a macinare risultati positivi, segnando un nuovo traguardo storico. Nel secondo trimestre del 2026, secondo l'ultimo rapporto diffuso dall'Istat, il numero di occupati ha raggiunto quota 24 milioni 363 mila, con un incremento di oltre 155 mila unità rispetto ai primi tre mesi dell'anno, pari a una crescita dello 0,6%.

Il dato assume una rilevanza ancora maggiore se confrontato su base annua: rispetto allo stesso periodo del 2025, i posti di lavoro sono aumentati di 246 mila unità, con un tasso di occupazione che si attesta al 63,1%, in salita di 0,4 punti percentuali sul trimestre precedente e di 0,7 punti su base tendenziale.

La spinta decisiva delle donne e del lavoro dipendente

A trainare questa espansione sono stati, in particolare, tre fattori: l'occupazione femminile, il lavoro dipendente e la componente degli over 50. L'aumento complessivo delle posizioni lavorative è il risultato di una crescita di circa 90 mila unità tra le donne e di 66 mila tra gli uomini.

Il fenomeno non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza di lungo periodo: dal 2016 a oggi, le occupate sono passate da 9,4 a 10,4 milioni, con un milione di lavoratrici in più, mentre il tasso di occupazione femminile è salito dal 48% al 54,6%, registrando un incremento di 6,6 punti percentuali, superiore ai 5,3 punti di crescita fatto segnare dagli uomini nello stesso arco temporale.

Sul fronte delle tipologie contrattuali, la crescita trimestrale ha riguardato sia i dipendenti a tempo indeterminato, aumentati di 120 mila unità, sia quelli a termine, in salita di 18 mila, mentre gli indipendenti hanno segnato un incremento di 17 mila unità. Il dato tendenziale conferma questa dinamica: i rapporti di lavoro stabili crescono dell'1%, gli autonomi del 2,4%, mentre i contratti a termine registrano un calo dell'1,2%.

Il Mezzogiorno accelera con il traino della Zes unica

Un contributo significativo alla performance occupazionale nazionale arriva dalle regioni meridionali. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno ha toccato il 51,1%, il livello più alto mai registrato dall'inizio delle rilevazioni, con un incremento di 0,9 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2025. A sostenere questa dinamica concorrono gli incentivi legati alla Zona Economica Speciale unica e i bonus assunzionali.

Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, la Zes ha contribuito in modo determinante alla crescita occupazionale dell'area, generando un impatto economico complessivo di circa 60 miliardi di euro e 70 mila ricadute occupazionali. Sul piano degli strumenti operativi, il decreto lavoro 62/2026 ha introdotto un esonero contributivo totale, esclusi i premi INAIL, per le assunzioni a tempo indeterminato di over 35 disoccupati da almeno due anni, fruibile nel limite di 650 euro mensili per un massimo di due anni.

Melfi e l'export della Basilicata

La ripresa del comparto automotive nello stabilimento Stellantis di Melfi, in provincia di Potenza, rappresenta un ulteriore elemento di sostegno per l'economia del Sud. Nel primo trimestre del 2026, la produzione dello stabilimento lucano ha registrato un incremento del 92,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, attestandosi a 17.110 unità contro le 8.890 del 2025.

Questo risultato ha contribuito a proiettare la Basilicata al primo posto tra le regioni italiane per incremento dell'export nel primo semestre dell'anno, con una crescita del 29,5% rispetto al medesimo periodo del 2025, trascinando il Mezzogiorno al vertice delle macroaree per dinamica export.

Sul fronte della disoccupazione, il quadro mostra una lieve risalita su base trimestrale: il numero delle persone in cerca di lavoro è aumentato di 31 mila unità, pari al 2,2%, con il tasso di disoccupazione che si attesta al 5,6%. Su base annua, invece, la riduzione rimane consistente, con 167 mila disoccupati in meno, corrispondenti a un calo del 9,8%. Parallelamente, il numero degli inattivi nella fascia 15-64 anni è diminuito di 185 mila unità nel trimestre e di 140 mila su base annua.

A luglio 2026, i dati provvisori indicano un tasso di occupazione stabile al 63,2%, con una contestuale diminuzione dei disoccupati e degli inattivi.

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