Il governo accorcia lo sconto sulla benzina e lascia correre il gasolio: i conti dell’estate al rialzo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Da sabato 2 maggio, e con la piena operatività registrata nelle rilevazioni di oggi domenica 3 maggio, è formalmente scattata la manovra del governo Meloni che ridisegna il perimetro del taglio delle accise. Se da un lato era attesa una proroga degli sconti per arginare la crisi legata al conflitto in Iran e la conseguente volatilità del mercato petrolifero, il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale introduce una differenziazione netta tra i due principali carburanti: per il gasolio la riduzione fiscale resta consistente, attestandosi nell’ordine dei 20-25 centesimi al litro, mentre per la benzina la misura si restringe drasticamente a soli 5-6 centesimi. Quest’ultima, tradotta in termini effettivi sul prezzo finale (considerando l’effetto moltiplicatore dell’Iva sull’accisa), equivale ormai a un intervento quasi simbolico, incapace di frenare la corsa dei listini. A certificare il nuovo corso è l’Osservatorio del Mimit, che ha rilevato un prezzo medio self service sulla rete stradale nazionale pari a 1,890 euro al litro per la verde e 2,047 per il gasolio, uno scostamento che fotografa una fase in cui la protezione pubblica non è più uniforme.

Questa rimodulazione, lungi dall’essere una semplice estensione tecnica del provvedimento precedente, nasconde una doppia tempistica e una fragilità finanziaria. Il testo del decreto, infatti, garantisce lo sconto solo fino al 10 maggio; l’allungamento fino al 22 maggio (e il relativo finanziamento per coprire le ulteriori due settimane) sarebbe affidato a un successivo decreto ministeriale, una sorta di “acrobazia giuridica” per reperire le risorse man mano che arrivano gli extragettiti dell’Iva. I numeri parlano chiaro: l’operazione complessiva vale 400 milioni di euro, con una tranche aggiuntiva di 250 milioni necessaria per sostenere le settimane successive. Le coperture sembrano esser state trovate, ma la struttura dell’intervento svela una strategia chiara da parte dell’esecutivo, ovvero quella di proteggere prioritariamente la logistica e l’autotrasporto (grandi consumatori di diesel) a discapito dell’automobilista privato che utilizza la benzina.

L’effetto a cascata del “caro Iran” e le stime delle associazioni

Sullo sfondo di queste scelte operative si staglia l’ombra lunga della crisi mediorientale, che ha innescato uno tsunami sui prezzi al dettaglio. L’analisi condotta dal Codacons su dati Istat rivela che, in soli due mesi di conflitto, i combustibili liquidi hanno subito un rincaro del 38,4%, un dato che da solo spiega la pressione insostenibile sui bilanci familiari. Se si allarga lo sguardo ad altre voci, la situazione non migliora: il gasolio è aumentato del 23%, il gas del 13%, mentre i biglietti aerei hanno fatto registrare un +18,2%. Secondo le proiezioni dell’associazione dei consumatori, questo maxi-rialzo generalizzato si traduce in un aggravio di spesa annuo che sfiora i 1.000 euro per la famiglia tipo, superando i 1.279 euro per i nuclei con due figli. Un dato, quest’ultimo, che pesa come un macigno sul potere d’acquisto, considerando che l’inflazione ad aprile ha toccato il +2,8% proprio per effetto di questa spinta energetica.

Mentre il costo della vita schizza verso l’alto, la reazione del mondo politico e delle associazioni non si è fatta attendere, concentrandosi sulla disparità di trattamento tra i diversi tipi di carburante. Per l’Unione Nazionale Consumatori, la riduzione dello sconto sulla benzina (che a conti fatti perde 15 centesimi di taglio puro più Iva) rappresenta una “stangata” per chi, come molti italiani, ha approfittato del ponte del Primo Maggio per spostarsi. Nei primi giorni di applicazione, il rincaro alla pompa è stato immediato: in autostrada la benzina self è schizzata a 1,956 euro al litro, con un aumento di quasi 10 centesimi in un solo giorno. Per un pieno da 50 litri, questo significa lasciare sul piatto circa 5 euro in più rispetto alla vigilia, e secondo gli esperti di settore l’adeguamento non è ancora completo, perché molti distributori self service (che non offrono il servito) non hanno ancora aggiornato i cartelli durante il fine settimana.

La replica delle opposizioni e la tenuta del sistema

Il fronte delle opposizioni, rappresentato in particolare dal M5s, ha attaccato frontalmente la maggioranza sostenendo che il governo si stia limitando a rimborsare i cittadini delle tasse precedentemente incassate senza mettere risorse realmente nuove. L’accusa, in sostanza, è che il meccanismo del taglio delle accise, seppur efficace nel breve periodo per calmierare le fluttuazioni giornaliere, finisca per alimentare una “redistribuzione al contrario”: l’intervento fiscale avvantaggerebbe indistintamente tutti gli automobilisti, inclusi quelli con redditi alti o auto di lusso, senza un criterio di progressività o di sostegno mirato alle fasce deboli penalizzate dall’impennata del costo dei trasporti. A ciò si aggiunge la preoccupazione per la durata “a singhiozzo” dello sconto, legato a un decreto che scade il 10 maggio e alla necessità di un atto successivo per arrivare al 22, una frammentazione che semina incertezza tra i gestori degli impianti e i consumatori.

Contrariamente alla percezione comune, l’intervento più limitato sulla benzina non dipende da una svista tecnica ma da una precisa condizione di mercato. Il gasolio, essendo la linfa vitale del sistema logistico e dei mezzi pesanti, ha visto il suo prezzo lievitare ben oltre la media europea nelle ultime settimane; senza il taglio pesante delle accise, il suo valore alla pompa schizzerebbe ben oltre i 2,30 euro al litro, piazzando l’Italia in vetta alla classifica dei Paesi più cari del continente. La scelta dell’esecutivo è quindi quella di usare le poche risorse a disposizione (circa 400 milioni di euro) per evitare il collocco della filiera dei trasporti e della logistica, accettando il sacrificio della mobilità privata su gomma. La verde, anche se tecnicamente meno “urgente” per la tenuta dell’economia produttiva, finisce così per fare da ammortizzatore sociale, assorbendo l’urto del caro-petrolio con una protezione ridotta al lumicino.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.