assolto l'accoltellatore di Emanuele Di Caterino, la rabbia della mamma in aula
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Redazione Interno
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Sette processi di merito, un iter giudiziario durato quasi tredici anni e, alla fine, nessun colpevole. La quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli ha emesso ieri una sentenza di assoluzione con formula piena, dichiarando che “il fatto non sussiste”, per Agostino Veneziano, l’unico imputato per l’omicidio del quattordicenne Emanuele Di Caterino. L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva diciassette anni, è stato scagionato in virtù della legittima difesa, accogliendo così la richiesta avanzata dalla Procura generale. La vicenda, che risale al 7 aprile del 2013 ad Aversa, nell’agro aversano, aveva visto il ragazzo perdere la vita a seguito di un fendente alla schiena durante una lite tra giovani.
Il lungo percorso in aula e la sentenza definitiva
Il calvario processuale, costellato da numerosi gradi di giudizio, si è quindi concluso con questa decisione che ha stabilito come l’azione, pur avendo cagionato la morte del giovane, non fosse penalmente rilevante. I giudici di appello, dopo aver esaminato la dinamica dello scontro, hanno ritenuto che il gesto di Veneziano rientrasse nei confini della difesa personale. Una ricostruzione, questa, che ha ribaltato precedenti valutazioni e che ha portato a un esito definitivo dopo anni di dibattimenti, i quali avevano tenuto in sospeso la ricerca di una verità giudiziaria.
La reazione straziante della madre in udienza
In aula, al momento della lettura del verdetto, la madre di Emanuele Di Caterino ha dato sfogo a tutta la sua disperazione e al suo sdegno, rivolgendosi direttamente ai magistrati. “Vergognatevi”, ha urlato, aggiungendo: “È un assassino. Avete ucciso un ragazzino innocente”. Con voce rotta dalla sofferenza, la donna ha poi sottolineato l’inutilità di un così protratto supplizio: “Sono passati 13 lunghi anni, non c’era bisogno di far passare tutto questo tempo. Bastava che leggessero il referto medico, Emanuele è stato preso alle spalle”. Quelle parole, cariche di un dolore mai sopito, hanno risuonato nel silenzio del tribunale, fotografando il dramma di una famiglia a cui la giustizia, nella sua forma processuale, non ha potuto offrire la certezza di una condanna.
Le implicazioni di una vicenda giudiziaria complessa
La sentenza, per quanto definitiva sul piano giuridico, lascia aperte ferite profonde e solleva interrogativi sulla complessità dell’accertamento dei fatti in casi di conflitti improvvisi e violenti tra minori. La tesi della legittima difesa, che ha prevalso dopo un così lungo esame, segna il punto finale di una delle inchieste più sofferte della cronaca nera campana degli ultimi anni. La vicenda, al di là dell’esito processuale, resta una tragica testimonianza di come un attimo di violenza possa spezzare irreparabilmente delle esistenze, consegnando al dolore i superstiti e avvolgendo in un alone di polemica e sofferenza persino la conclusione delle aule di giustizia.




