Sesto San Giovanni, il suicidio e lo sfratto: una tragedia che interroga il tema casa
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Redazione Interno
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Mentre l’ufficiale giudiziario si apprestava a eseguire il provvedimento, l’uomo di 71 anni ha scelto di porre fine alla propria vita lanciandosi nel vuoto, un gesto estremo che ha preceduto con un biglietto d’addio. «Non ce la faccio più», aveva scritto, consegnando alla cronaca una frase che racchiude una sofferenza divenuta, ormai, insostenibile. La scena, che ha sconvolto i presenti e l’intero condominio, delinea i contorni di un dramma personale il quale, ciononostante, travalica i confini della sfera privata per assumere i caratteri di un fenomeno sociale sempre più ampio e preoccupante. Un episodio che, come sottolineato dalla condirettrice di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, si verifica spesso in assenza di quelle reti di supporto che, invece, potrebbero fare la differenza tra la disperazione e una possibile via d’uscita.
Il peso degli affitti e l'allarme degli enti
Le persone più fragili, come ha osservato l’esperta, si trovano a pagare il prezzo di anni di politiche abitative giudicate inadeguate, un contesto nel quale gli affitti arrivano a divorare fino ai tre quarti del reddito familiare, rendendo di fatto precaria l’esistenza di molti. Il sindacato inquilini Sunia di Milano ha definito l’accaduto a Sesto San Giovanni «l’esito estremo di un sistema che ha smesso di proteggere i più deboli», un grido d’allarme che si basa su numeri inequivocabili: nel 2024, soltanto nel capoluogo meneghino, sono state emesse oltre quattordicimila richieste di sfratto. Una cifra che, da sola, racconta la portata di un’emergenza abitativa la quale non conosce soste e che rischia di produrre, suo malgrado, altre tragedie annunciate.
La prospettiva degli ufficiali giudiziari
«Quando si parla di noi è quasi sempre in senso negativo. Come se il nostro lavoro fosse facile e noi degli esecutori cinici e senza cuore di provvedimenti di sfratto, ma non è così». A parlare è un ufficiale giudiziario che, come il collega direttamente coinvolto nel caso del pensionato, vive sulla propria pelle decine di situazioni analoghe ogni giorno. «Ed è sempre un dramma, credetemi», ha proseguito, sottolineando come in nessun caso si provi felicità nel recarsi presso l’abitazione di persone in difficoltà alle quali si deve intimare di abbandonare immediatamente le proprie mura. Una professione, la loro, che si svolge costantemente in bilico tra il dovere istituzionale e la percezione umana del disagio altrui, un compito che lascia sovente un segno profondo in chi è chiamato a svolgerlo.
Le iniziative per una riflessione collettiva
Proprio per approfondire tematiche di tale rilevanza, le Caritas lombarde hanno organizzato un convegno in programma per il 17 ottobre, un appuntamento volto a rigenerare le relazioni all’interno delle nostre città e a cercare risposte concrete a bisogni sempre più urgenti. L’evento si propone di affrontare, in maniera strutturata, le criticità emerse da casi come quello di Sesto San Giovanni, i quali impongono una riflessione approfondita sul tema abitativo nella sua generalità. Un confronto necessario, quello annunciato, che mira a superare la logica dell’emergenza per approdare a una progettualità capace di prevenire, e non solo di registrare, simili drammi.




