Il Bologna espugna Bergen tra il gelo, tris della Fiorentina in Polonia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte europea del giovedì, che aveva preso una piega amara per le italiane qualche ora prima nei preliminari di Champions League, regala invece sorrisi a Bologna e Firenze, con le rispettive formazioni che escono vittoriose dalle trasferte di Norvegia e Polonia. Se i riflettori erano puntati sulle grandi sconfitte, sono state le squadre di seconda fascia a riportare l’Italia sul sentiero del successo internazionale, dimostrando una solidità e una concretezza che, almeno per una sera, mancano ad altre. La compagine di Vincenzo Italiano, in particolare, ha dovuto fare i conti con un avversario forse tecnicamente inferiore ma reso insidioso dal contesto ambientale: il campo del Brann Stadion a Bergen, una distesa di zolle irregolari e ghiaccio, più simile a un campo di battaglia invernale che a un rettangolo di gioco.

In quel contesto proibitivo, con il termometro abbondantemente sotto lo zero e un terreno che metteva in difficoltà qualsiasi tentativo di ragionamento palla a terra, il Bologna ha scelto la via del pragmatismo più assoluto. La squadra, reduce da un periodo di profonda crisi invernale che sembrava averne minato le certezze, ha ritrovato compattezza e cinismo. È bastato un lampo al nono minuto, con Cambiaghi che ha servito un pallone intelligente per Santiago Castro, abile a defilarsi sulla sinistra e a battere il portiere con un mancino a incrociare, per indirizzare il match. Dopo quel momento di grazia, i rossoblù hanno spesso rinunciato al possesso palla, accettando i duelli fisici e le palle lunghe degli scandinavi, e affidandosi a una fase difensiva ordinata che ha retto l’urto.

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Se il successo del Bologna porta la firma di un singolo episodio e di una sofferenza collettiva, quello della Fiorentina in Conference League ha il sapore della dimostrazione di forza. Sul campo dello Jagiellonia, squadra polacca che pure conduce il proprio campionato, la squadra viola ha imposto un ritmo e una qualità superiore, chiudendo la pratica con un netto 3-0 che lascia ben pochi margini di discussione in vista del ritorno. La rete di Luca Ranieri al cinquantatreesimo minuto ha aperto le danze, spezzando l'equilibrio e costringendo i padroni di casa a scoprirsi, trovando poi spazio per le successive realizzazioni di Rolando Mandragora e Roberto Piccoli. Un tris che, al di là del risultato, testimonia una crescita mentale e atletica della compagine toscana, capace di gestire con personalità una trasferta europea.

Analizzando la prestazione del Bologna, emerge con chiarezza la strategia adottata da Italiano: una scelta obbligata ma vincente. Il tecnico, consapevole delle condizioni proibitive del terreno e dell'emergenza legata alle condizioni non ottimali di Thijs Dallinga, ha puntato sulla fisicità di Castro e sulla rapidità delle ripartenze. Le dichiarazioni dello stesso allenatore nel pre-partita lasciavano intendere come la priorità fosse evitare leggerezze e sfruttare ogni minima opportunità. Un approccio che ha pagato, nonostante qualche brivido, come al ventitreesimo quando Skorupski ha dovuto negare la gioia del gol a Myhre e Thornsteinsson prima con una parata e poi con un miracolo sulla ribattuta. Il portiere polacco, così come l'intero reparto arretrato, ha retto alla pressione norvegese fatta di lanci lunghi e seconde palle.

Il dato che balza all’occhio, riassumendo i novanta minuti di Bergen, è la capacità del Bologna di aver ottenuto il massimo con il minimo sforzo offensivo, segno di una maturità ritrovata dopo mesi complicati. L'ingresso nella ripresa di Orsolini e dello stesso Dallinga ha dato un po' di respiro alla manovra, creando anche le condizioni per il raddoppio, sfumato per imprecisione o per merito di Dyngeland. Ma la vittoria per 1-0, in una doppia sfida, è un tesoro prezioso, specie in un clima artico dove ogni rinvio diventa una liberazione e ogni contrasto una lotta per la sopravvivenza atletica. Un risultato che, unito al roboante tris viola, ridà slancio e fiducia a due piazze che vivono di calcio e che, dopo le batoste delle "grandi", hanno ritrovato il sorriso grazie a due prestazioni diametralmente opposte ma ugualmente efficaci.

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