Il Bologna espugna Bergen: decide Castro, ma è battaglia sul manto erboso del Brann Stadion

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nove minuti sono bastati al Bologna per indirizzare la sfida d’andata dei playoff di Europa League, quella che ha visto i rossoblù imporsi con il minimo scarto sul Brann in quel di Bergen, e per regalare a Vincenzo Italiano una vittoria costruita più sulla sostanza che sullo spettacolo, come del resto le condizioni proibitive del terreno di gioco imponevano. È stato Santiago Castro, giovane attaccante dal temperamento acceso e dalla fame di gol evidente — come lo stesso tecnico non ha mancato di sottolineare a fine gara — a raccogliere al minuto nove un suggerimento di Cambiaghi, e a battere il portiere avversario Dyngeland con un mancino a incrociare partendo da posizione defilata, un lampo in una partita altrimenti caratterizzata da duelli fisici e da una continua lotta con le zolle irregolari di un prato che ha messo a dura prova entrambe le formazioni -4.

Il primo tempo, ricco di contrasti e giocato su ritmi spezzettati proprio a causa della complessa gestione del pallone, ha visto la reazione immediata dei norvegesi, i quali al ventitreesimo hanno sfiorato il pareggio: sugli sviluppi di un corner, Myhre ha impattato di testa trovando la pronta risposta di Skorupski, reattivo nel deviare anche il successivo tap-in da sotto misura di Thornsteinsson, in una delle poche vere emozioni concesse dalla frazione -8. Nella ripresa, Italiano ha gettato nella mischia forze fresche come Orsolini e Dallinga nel tentativo di dare maggiore peso specifico alla manovra offensiva, e proprio l’attaccante olandese, intorno all’ora di gioco, si è reso pericoloso prima con una conclusione d’esterno non proprio convincente e poi, dieci minuti più tardi, deviando un cross invitante di Miranda senza tuttavia inquadrare lo specchio, in un’azione che avrebbe potuto chiudere anzitempo il discorso qualificazione -4-8.

A tenere banco, nel post-partita, non è stata però soltanto l’analisi della prestazione o il margine di vantaggio da difendere tra sette giorni al Dall’Ara, quanto piuttosto le condizioni del campo di gioco, aspramente criticate dal difensore Juan Miranda. Ai microfoni di Sky Sport, lo spagnolo ha puntato il dito contro l’UEFA, rea a suo dire di non vigilare a sufficienza sulla qualità dei terreni delle squadre ammesse alle competizioni europee; “la UEFA vuole spettacolo — ha dichiarato il terzino — ma in un campo come quello di oggi è difficile costruire gioco e proporre calcio, e allora diventa prioritario per l’ente organizzatore controllare gli standard di tutti gli stadi che partecipano alle coppe, perché altrimenti si penalizzano le squadre che cercano di proporre” -3-7. Una critica aspra, la sua, che fotografa la frustrazione di una squadra costretta ad adattarsi più alla guerra di trincea che al palleggio, con zolle che si sollevavano a ogni cambio di direzione e che rendevano aleatoria qualsiasi costruzione dal basso.

La gestione di Italiano tra sacrificio e concretezza, in attesa del ritorno

Vincenzo Italiano, intervenuto anch’egli a fine gara, ha condiviso solo in parte le rimostranze del suo giocatore, preferendo concentrarsi sull’aspetto tattico e mentale di una vittoria che definire “sporca” sarebbe riduttivo, considerato il contesto. “Ci siamo adeguati a un campo di battaglia — ha ammesso il tecnico — ed eravamo pronti a questo tipo di partita, consapevoli che la priorità fosse non correre rischi gratuiti e portare a casa un risultato utile, al di là della prestazione che, oggettivamente, su una superficie del genere non poteva essere brillante” -4. Il riferimento è a un approccio maturo, quello visto in Norvegia, dove la squadra ha saputo soffrire nei momenti di maggiore pressione scandinava senza mai perdere l’equilibrio, e dove la fame di un giovane come Castro — definito da Italiano “un ragazzo con una fame incredibile, un piacere averlo in gruppo” — ha fatto la differenza in una serata in cui gli spazi erano ridotti all’osso e ogni concessione poteva rivelarsi fatale.

Adesso il Bologna, forte di questo 1-0 maturato in trasferta, può pianificare con maggiore serenità il prossimo impegno di campionato contro l’Udinese, per poi rituffarsi sulla sfida di ritorno in programma tra sette giorni al Dall’Ara, dove però servirà la stessa concentrazione mostrata a Bergen per evitare brutte sorprese -3. Il Brann, va ricordato, ha già dimostrato nella fase campionato di poter impensierire i felsinei anche lontano dal proprio fortino, e il riecheggiare dello 0-0 dell’andata della league phase — gara in cui il Bologna giocò in dieci per gran parte del tempo — deve suonare come un monito: il passaggio del turno è solo rimandato, e la qualificazione si deciderà su quei novanta minuti conclusivi, dove non basterà amministrare ma servirà magari trovare quel guizzo in più per mettere al sicuro il risultato -9.

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