Parma-Milan 2-2, una rimonta che interrompe la trasformazione di Allegri
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Redazione Sport
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Il Milan, che aveva costruito un vantaggio di due reti nel primo mezzo ora con un gioco di qualità e autoritario, ha vissuto una doppia esistenza nella stessa partita, consegnando al Parma, fino a quel momento sottomesso e privo di argomenti, un pareggio che sconfina nella sconfitta. Alfredo Pedullà, analizzando la prestazione su 'YouTube', ha sottolineato come una "partita folle" abbia lasciato soprattutto rimpianti per una squadra che "si è buttata via", evidenziando l'incomprensibile abbandono di un atteggiamento da grande squadra dopo la mezz'ora di gioco. Quel distacco collettivo, quell'avere "staccato la spina" in un momento di apparente controllo, viene indicato come un elemento estraneo al vocabolario di un club che aspira a lottare per i massimi obiettivi, un concetto enfatizzato dal riferimento a un singolo episodio, la "dormita" di Estupinan che, perdendo un pallone in fase di controllo, ha rappresentato il primo, chiaro segnale d'allarme di un'imminente deriva.
Un'identità ancora incompiuta
Franco Ordine, ne Il Corriere dello Sport, ha dipinto un quadro simile, osservando come il Milan della ripresa sembrasse appartenere a un'altra epoca, richiamando alla memoria formazioni meno solide, come "quello di Conceiçao o addirittura Fonseca". La sua analisi suggerisce che il processo di trasformazione voluto da Max Allegri, il passaggio da una stagione caratterizzata da alti e bassi imprevedibili a una costruita su una difesa attenta e una concentrazione totale, non è ancora completo, essendo concluso soltanto a metà. Questo pareggio beffardo, infatti, conferma un tabù che resiste, l'incapacità di vincere contro le cosiddette provinciali nonostante partenze sprint che, come a Parma, autorizzano sogni di gloria; si tratta di punti persi, troppi se si considerano quelli già lasciati per strada in altre trasferte, che pesano come macigni in un campionato dove non si perdono colpi.
La scivolata verticale e il ritorno all'antico
La partita ha subito una svolta decisiva nel recupero del primo tempo, una scintilla che ha rianimato le sorti della sfida e ha permesso alla squadra di Cuesta di salire in cattedra, cambiando completamente la scena. In quel frangente, il Milan ha smesso di andare avanti, interrompendo bruscamente la propria azione offensiva, e ha fatto ritorno all'antico, alle fragilità difensive che avevano segnato la stagione precedente, incassando il gol del 2-2. Questo improvviso spegnimento, questo problema di natura mentale più che tattico, ha reso evidente una pericolosa discontinuità di rendimento; alcuni, come Gimenez e Nkunku, non sono riusciti a trovare la via del gol, mentre le prestazioni di altri, tra cui quella di Estupinan, hanno finito per far rimpiangere l'assenza di giocatori come Emerson Royal, accentuando le carenze emerse.
Una gara che doveva essere vinta
Andrea Longoni, nella sua rubrica, ha rimarcato come sia emersa una prestazione non all'altezza di una squadra di Allegri, soprattutto per quanto concesso in fase difensiva: due reti, un palo colpito dagli avversari e diverse altre occasioni pericolose, un dato ancor più significativo se si considera che il Parma, prima di questa partita, aveva realizzato appena cinque gol in tutto il campionato. Il giudizio complessivo è di un'occasione sprecata, di una partita che, una volta raggiunto il vantaggio di due reti, era di fatto già vinta e che andava soltanto gestita e congelata, senza alimentare speranze alla squadra avversaria; invece, l'approccio inizialmente positivo si è dissolto in una delle più clamorose inversioni di tendenza della giornata, lasciando sul campo due punti che avrebbero potuto rafforzare il percorso di un gruppo ancora in cerca di una piena identità.




