Ferretti, l’opa di Komarek sale al 30,8% mentre Ferrari incassa e il titolo arranca
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Redazione Economia
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La seduta di Piazza Affari, che pure ha regalato al costruttore di yacht di lusso un deciso balzo in avanti (+2,24%), non racconta però l’intera verità tecnica del momento che sta attraversando Ferretti. Se si allarga lo sguardo allo scenario settimanale, emerge infatti un cedimento piuttosto evidente della sua forza relativa rispetto al FTSE Italia Mid Cap: il titolo, insomma, sta facendo peggio del mercato di riferimento. Le implicazioni di medio periodo, per quanto ancora lette in chiave rialzista dalla gran parte degli analisti, sul breve periodo mostrano invece un significativo indebolimento della spinta, dovuto all’evidente difficoltà a superare la soglia dei 4,075 euro. Un prezzo, quest’ultimo, che si sta rivelando un vero e proprio muro invalicabile per le quotazioni.
La mossa di Komarek e l’accelerazione delle adesioni
Proprio mentre il mercato manifestava questi segnali di stanchezza, sul fronte societario si consumava un’altra partita, ben più rilevante per gli equilibri futuri del gruppo con quartier generale a Forlì. L’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale promossa da Kkcg Maritime, la società del miliardario ceco Karel Komarek, ha registrato una brusca accelerazione: dopo che martedì, alla riapertura della Borsa successiva alle festività pasquali, non era stata acquistata neppure un’azione tramite l’Opa, ieri sono state movimentate in un solo colpo 15 milioni di quote. Il dato aggiornato a oggi, 10 aprile 2026, parla chiaro: sono state presentate 35.407 richieste di adesione, per un totale complessivo di 16.089.450 azioni, pari al 30,862396% del totale degli strumenti oggetto dell’offerta.
Komarek: “La mia Opa è vantaggiosa”, e Ferrari ha già venduto
La sfida, ormai senza esclusioni di colpi, vede da un lato il gruppo ceco (che punta a rilevare fino al 15,4% del capitale, passando così dal 15 al 30% circa del gruppo) e dall’altro la maggioranza salda detenuta dal colosso cinese Weichai. In mezzo si è consumata una scelta destinata a fare discutere: Piero Ferrari, che dell’azienda è socio storico, ha già incassato i suoi 60 milioni – su un totale di 202 messi sul piatto da Komarek – scendendo idealmente dai suoi super yacht. “Ma è solo una scelta finanziaria”, ha tenuto a precisare lo stesso Ferrari, cercando di smorzare qualsiasi lettura in chiave di allontanamento strategico o di fiducia nell’azienda romagnola. Komarek, dal canto suo, definisce la propria operazione “vantaggiosa”, in attesa che entro lunedì prossimo si chiudano definitivamente i termini dell’Opa parziale.
I cantieri e la geografia di una multinazionale sotto tiro
Ferretti, lo ricordiamo, non è solo Forlì: ha mantenuto lì la prima sede e parte della produzione, ma possiede cantieri navali a Ravenna (l’ultimo nato in ordine di tempo), a Cattolica in provincia di Rimini, a Mondolfo (Ancona) e a La Spezia, dove viene realizzato il marchio di punta Riva. Una struttura articolata, che rende la posta in gioco non solo finanziaria ma anche industriale e territoriale. La scalata di Komarek, se portata a termine con le percentuali attuali, ridisegnerebbe gli equilibri di un’azienda leader mondiale nella nautica di lusso, senza che al momento sia dato sapere se i cinesi di Weichai risponderanno con una contro-mossa o lasceranno scorrere gli eventi.




