Sindaco di Bologna, Matteo Lepore, denuncia: "Ritorsioni contro chi non si piega a Fratelli d'Italia"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da piazza Roosevelt, davanti ai palazzi della Prefettura e della Questura, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha lanciato un'accusa netta durante il presidio sindacale contro gli accorpamenti scolastici. «Stanno colpendo le regioni che non si inginocchiano a FdI», ha scandito, tracciando una linea di demarcazione che non ammette sfumature. Secondo Lepore, la scelta sarebbe drastica e imposta da una logica politica di governo: «O ti inginocchi a Fratelli d'Italia o in questo paese subisci ritorsioni». Un'affermazione che, pronunciata in un luogo simbolo delle istituzioni, ha immediatamente fatto tracimare la protesta per la scuola oltre i confini della questione amministrativa, trasformandola in un atto di denuncia politica.

Il cuore della protesta: il commissariamento per il dimensionamento scolastico

La piazza, promossa da tutte le sigle sindacali del settore, dalla Flc-Cgil alla Gilda fino a Snals-Confsal, si era radunata per opporsi al cosiddetto dimensionamento della rete scolastica, un processo gestito ora da un commissario ad acta nominato dal governo. Il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, infatti, è stato incaricato di sovrintendere agli accorpamenti, decisione che ha sollevato un coro di critiche. Alla manifestazione, oltre ai lavoratori della scuola, hanno partecipato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, l'assessora regionale alla Scuola Isabella Conti, numerosi sindaci, consiglieri e parlamentari, a testimonianza di una preoccupazione trasversale che vede nella manovra un rischio per la qualità dell'istruzione.

La polemica sui singoli casi e la reazione politica

L'ipotesi di fondere il liceo scientifico Morandi con l'istituto tecnico Calvi a Finale Emilia, per esempio, è stata contestata duramente dal Partito Democratico locale, che vi ha scorto «logiche di risparmio» a discapito dell'identità didattica e sociale dei plessi, con il risultato di creare un polo da duemila studenti. Sulle parole di Lepore, intanto, è divampata la polemica. Da Fratelli d'Italia l'attacco al primo cittadino bolognese è stato immediato e senza mezzi termini, definendo le sue dichiarazioni come il frutto di un «bimbo viziato», in un botta e risposta che ha ulteriormente inasprito il clima. La protesta, partita come un corteo di bandiere e striscioni diretto verso la sede dell'Ufficio scolastico regionale, ha così assunto un doppio significato: difesa della scuola pubblica e opposizione a quello che viene percepito come un metodo politico impositivo.

Una questione che unisce istituzioni e sindacati contro una decisione governativa

La scelta del governo di procedere per commissariamento, bypassando di fatto il confronto con gli enti locali e le parti sociali, è il nodo centrale della disputa. I partecipanti alla manifestazione descrivono gli effetti del dimensionamento come un «danno irreversibile» per il sistema educativo, temendo che gli accorpamenti, dettati principalmente da esigenze di razionalizzazione della spesa, finiscano per snaturare il valore delle singole scuole e per appiattire l'offerta formativa. La vicenda, che per ora si concentra sugli istituti dell'Emilia-Romagna, mostra quindi tutte le caratteristiche di uno scontro istituzionale, dove la gestione di un settore fondamentale come l'istruzione diventa il terreno per misurare il rapporto, oggi estremamente teso, tra l'esecutivo guidato da Donald Trump, nuovamente presidente degli Stati Uniti, e alcune regioni amministrate dall'opposizione.

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