Notte prima degli esami 3.0, la notte di Venditti e della Generazione Z vent’anni dopo il film di Brizzi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quella notte, quella specifica notte che precede la maturità, è un’entità liquida, capace di scivolare attraverso i decenni e adattarsi ai contorni di ogni generazione senza mai perdere la propria sostanza emotiva. Lo sapeva bene Antonello Venditti quando, nel 1984, incise un brano destinato a diventare molto più di una semplice canzone: un vero e proprio rituale laico per milioni di studenti. E lo sapeva Fausto Brizzi, che nel 2006 trasformò quelle note in un film generazionale, Notte prima degli esami, capace di fotografare l’estate del 1989 e di colpire dritto al cuore tanto i nati negli anni Settanta quanto i ragazzi del nuovo millennio. Oggi, a vent’anni di distanza da quel successo a sorpresa, la macchina del tempo si rimette in moto con Notte prima degli esami 3.0, nelle sale italiane dal 19 marzo distribuito da 01 Distribution, e questa volta il viaggio non è nel passato ma nel presente: l’obiettivo è raccontare la Generazione Z, con i suoi codici, le sue ansie fluide e quella stessa, identica paura di crescere che attanagliava i loro genitori davanti ai commissari d’esame.
La regia passa per la prima volta a Tommaso Renzoni, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Brizzi, il quale resta così saldamente al timone della nave pur cedendo la cabina di comando. L’operazione, va detto, è chiara fin dal Titolo si cerca un ponte tra due epoche, e la chiave di volta è ancora una volta la musica, o meglio, la presenza fisica e quasi numinosa dello stesso Venditti. Il cantautore romano, infatti, compare in una partecipazione straordinaria, seduto al piano in una scena di festa, a cantare quell’inno che qui diventa un vero e proprio deus ex machina narrativo. Quando la sua voce attacca “Maturità, t’avessi preso prima”, la pellicola innesca un cortocircuito emotivo che prescinde dalla trama, un riflesso condizionato che lega idealmente i quarantenni di oggi ai diciottenni di quest’anno, dimostrando come il rito di passaggio, nelle sue pulsioni fondamentali, sia rimasto sorprendentemente intatto.
Nel film, a vivere sulla propria pelle l’incubo e l’ebbrezza dell’esame, c’è un gruppo di liceali romani capitanato da Giulio, interpretato da Tommaso Cassissa. Se nel 2006 era Nicolas Vaporidis il volto impacciato e insicuro del maturando medio, oggi quel testimone ideale passa a Cassissa, chiamato a raccontare una generazione che gli stessi interpreti definiscono “liquida”, dove tutto è veloce e, forse per questo, spaventosamente più complesso. Accanto a lui, un nutrito gruppo di giovani attori tra cui spiccano Alice Maselli, nei panni dell’innamorata, e Alice Lupparelli, attrice già apprezzata per i suoi ruoli drammatici, oltre alla cantante Ditonellapiaga al suo esordio assoluto sul grande schermo, nei panni di una ragazza libera e ribelle, segno di quanto il popolo della canzone italiana guardi con sempre maggiore interesse al cinema.
A vegliare su questa combriccola, o meglio a rappresentare l’ostacolo insormontabile, c’è Sabrina Ferilli nel ruolo della professoressa di italiano, soprannominata dagli studenti “la Belva”. Il suo personaggio, spiega l’attrice, incarna l’atavica contrapposizione tra insegnanti e allievi, ma con una cifra femminile e una complessità che vent’anni fa, ai tempi del professor “Carogna” interpretato da Giorgio Faletti, forse si sentiva meno. La Ferilli, che ironizza sulla sua tendenza a interpretare figure di autorità, aggiunge al film una dimensione più matura, quella degli adulti che osservano i ragazzi ripetere i loro stessi errori, rappresentati sul set da attori come Gian Marco Tognazzi e Sebastiano Somma. Ed è proprio Tognazzi a ricordare, con un aneddoto personale, quanto il terrore dell’esame possa nascere da motivi assurdi, come una scommessa persa con il professore di italiano sulla reale parentela della Fata Turchina con Pinocchio




