Notte prima degli esami 3.0, il rito di passaggio della Gen Z tra ansie e social
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A cento giorni esatti dalla maturità, quella ricorrenza che gli studenti celebrano come un piccolo scarto dalla routine per esorcizzare la paura dell’esame, il Cinema Adriano di Roma si è trasformato in un’aula magna improvvisata, gremita di ragazzi e giornalisti. La scelta della data, il 10 marzo, non è casuale: segna l’inizio del conto alla rovescia per migliaia di maturandi, e per l’occasione Notte prima degli esami 3.0 è stato proiettato in contemporanea in cento sale italiane, in un ideale abbraccio tra generazioni. Il film, che arriverà nelle sale il 19 marzo distribuito da 01 Distribution, prova a riannodare i fili di un discorso interrotto vent’anni fa, quando il Titolo diretto da Fausto Brizzi divenne un fenomeno di costume capace di fissare l’immaginario di un’epoca. Stavolta, però, la macchina da presa la impugna Tommaso Renzoni, esordiente alla regia, che ha scritto la sceneggiatura proprio insieme a Brizzi, confrontandosi con un mondo profondamente mutato: se nel 2006 i ragazzi citofonavano agli amici per uscire e l’assenza di Facebook rendeva le relazioni più analogiche, oggi la materia prima sono le notifiche, l’ecoansia e la paura di un futuro che appare tutt’altro che lineare.
La professoressa “belva” e il passaggio di testimone tra generazioni
Nel ruolo che fu di Giorgio Faletti, quello del docente temuto e spietato, troviamo Sabrina Ferilli, che interpreta una professoressa di italiano soprannominata dagli studenti “la belva”. Una figura, la sua, che incarna il rigore e l’autorevolezza, ma anche una certa solitudine femminile che nel film originale forse restava più sullo sfondo. Durante la conferenza stampa l’attrice, con la consueta autoironia, ha scherzato sul fatto di essersi accertata che nel copione non comparisse nessuna “Cecilia”, un riferimento al tormentone social nato dalla sua cadenza romana nella fiction A testa alta, quei “Scescilia” che hanno invaso i profili dei fan. Accanto a lei, a raccogliere il testimone da Nicolas Vaporidis, c’è Tommaso Cassissa, volto noto alle generazioni più giovani per i suoi percorsi tra YouTube e la televisione, e qui alle prese con un personaggio, Giulio, che vive il conflitto tra il desiderio di cambiare il mondo e la confusione di chi non sa da che parte cominciare.
Ditonellapiaga e la scoperta della recitazione tra libertà e fragilità
Tra le novità di questo terzo capitolo spicca il debutto cinematografico di Ditonellapiaga, la cantante romana reduce dal podio di Sanremo, che porta sullo schermo un personaggio con cui condivide molto, almeno a sentire le sue parole. La musica, del resto, rimane un pilastro portante della narrazione: Antonello Venditti, che all’anteprima romana ha intonato a sorpresa il suo brano simbolo trasformando la sala in un coro spontaneo, compare in un cameo, suggellando ancora una volta il legame indissolubile tra quella melodia e l’ansia dolce della vigilia. E se la colonna sonora tiene insieme passato e presente, la trama si muove tra feste clandestine, motorini che tagliano la notte romana e un viaggio improvvisato fino a Napoli, perché crescere significa anche sbagliare rotta, magari per poi ritrovarsi.
Un film autonomo che non vuole essere né sequel né reboot
La sfida, come hanno spiegato gli autori, era costruire un racconto che profumasse della ricetta originale senza limitarsi a scaldarne gli avanzi. Il rischio, sempre in agguato quando si maneggiano titoli amati, era quello di cadere nella trappola della citazione fine a se stessa, ma Renzoni e Brizzi hanno lavorato tenendo accanto un immaginario manualetto dal titolo Mille e un modo per sbagliare questo film, chiedendosi ogni giorno quale fosse la scelta peggiore per poi evitarla. Ne è venuto fuori un ritratto corale in cui, accanto ai giovani interpreti come Adriano Moretti, Alice Lupparelli e Alice Maselli, troviamo attori della vecchia guardia come Gian Marco Tognazzi, qui nei panni di un padre nostalgico che prova a trasmettere la memoria analogica a figli immersi nel digitale, e Sebastiano Somma. Una compresenza di sguardi che prova a rispondere a una domanda sottesa all’intera operazione: cosa resta della notte prima degli esami quando i desideri si misurano con l’incertezza di un domani che appare più opaco che mai?




