United Airlines, il Boeing 767 proveniente da Venezia colpisce un palo e un camion durante l’avvicinamento a Newark
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Redazione Interno
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Il volo United Airlines 169, un Boeing 767-400ER in arrivo da Venezia con 221 passeggeri e 10 membri dell’equipaggio a bordo, avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia sfiorata nel pomeriggio del 3 maggio 2026, quando – durante le fasi finali dell’atterraggio all’aeroporto internazionale Newark Liberty – ha urtato un palo della luce e un camion che viaggiava lungo la New Jersey Turnpike. Le immagini circolate mostrano il velivolo mentre vola a un’altitudine insolitamente bassa rispetto all’autostrada adiacente, un approccio che ha portato prima all’impatto con la struttura di illuminazione e poi con il mezzo pesante, che procedeva nella corsia sottostante. Il comandante, nonostante l’urto avvenuto a pochi secondi dal contatto con la pista, è riuscito a mantenere il controllo dell’aereo, completando la manovra di atterraggio senza che tra i viaggiatori si registrassero conseguenze fisiche o ferite di alcun genere.
L’impatto sull’autostrada e il conducente rimasto ferito
La violenza della collisione, sebbene non tale da compromettere l’integrità strutturale del Boeing durante il volo, è stata sufficiente a danneggiare gravemente il palo e il rimorchio del camion, causando una reazione a catena che ha coinvolto anche un veicolo Jeep presente in quel tratto di strada. Il conducente del camion, un uomo la cui identità è emersa dalle ricostruzioni successive come dipendente di una nota azienda di panificazione, è stato soccorso e portato in ospedale a causa delle schegge di vetro che lo hanno ferito a un braccio; le sue condizioni non sono mai state gravi, tanto che i sanitari lo hanno dimesso poche ore dopo l’incidente. Nessuno degli altri automobilisti presenti sulla complanare, incluso il guidatore della Jeep colpita dal palo ormai divelto, ha riportato lesioni, mentre i vigili del fuoco hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area e a rimuovere i detriti dalla carreggiata. La scena, che riecheggia quasi il finale di un film catastrofico, si è risolta in un susseguirsi di vetri rotti e lamiere accartocciate, ma senza quello stillicidio di sangue che avrebbe potuto verificarsi se la traiettoria fosse stata di qualche metro più bassa.
Le indagini aperte dalla FAA e dalla NTSB
Di fronte a un episodio tanto anomalo – un aereo di linea che urta ostacoli esterni durante un avvicinamento a uno degli aeroporti più trafficati del Paese – la Federal Aviation Administration (FAA) e il National Transportation Safety Board (NTSB) hanno avviato immediatamente un’inchiesta per fare luce sulla dinamica, concentrandosi in particolare sul quesito che tutti gli esperti si pongono: come ha fatto il 767 a volare così basso da impattare contro un palo dell’illuminazione pubblica posto sull’autostrada?. I funzionari dell’NTSB, arrivati sul posto già nella giornata successiva, hanno già richiesto alla United Airlines di consegnare i cosiddetti “scatole nere” (il registratore vocale della cabina di pilotaggio e quello dei dati di volo), nella speranza di ricostruire l’esatta sequenza di comandi e altitudini che hanno preceduto l’urto. La compagnia aerea, da parte sua, ha rilasciato una breve dichiarazione in cui conferma l’accaduto e sottolinea come l’equipaggio sia stato immediatamente sospeso dal servizio in attesa di una verifica interna rigorosa, mentre i tecnici stanno valutando l’entità dei danni subiti dalla fusoliera nella parte inferiore.
Le possibili cause legate alla pista 29 e alle condizioni meteorologiche
Un elemento che potrebbe spiegare quanto accaduto riguarda la scelta della pista utilizzata per l’atterraggio: il volo 169, che solitamente opera su piste più lunghe (quelle da oltre 3.300 metri), è stato instradato in quel pomeriggio verso la pista 29, la più corta dello scalo (appena 2.050 metri), la cui soglia si trova a una distanza risicata dalla New Jersey Turnpike. Le comunicazioni radio tra torre e velivolo hanno rivelato che, in quel momento, soffiava un vento sostenuto con raffiche fino a 31 nodi, una condizione che potrebbe aver indotto i piloti a mantenere un profilo di discesa diverso dal solito – forse più ripido o più piatto – nel tentativo di stabilizzare l’apparecchio prima del contatto con l’asfalto. Alcuni ex comandanti interpellati sull’episodio hanno ipotizzato che, trattandosi di una pista corta, i piloti volessero evitare di “allungare” l’atterraggio (e quindi finire fuori pista), portandosi così a un’altezza più bassa del necessario già prima della testata; resta da capire se gli altimetri fossero tarati correttamente o se un errore nella gestione della energia del volo abbia contribuito allo scostamento dalla traiettoria ideale. Qualunque sia la causa, l’episodio rimane un serio campanello d’allarme per le procedure di sicurezza in vigore, soprattutto in quegli scali dove le infrastrutture stradali si intersecano pericolosamente con le traiettorie di salita e discesa dei jet.




