Garlasco, il computer di Chiara Poggi al centro del duello tra periti: accessi, cartelle nascoste e il nodo del movente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attenzione torna a concentrarsi sugli elementi digitali, quelli che spesso, in un’indagine lunga quasi due decenni, hanno rappresentato tanto una risorsa quanto un campo minato. È il computer di Chiara Poggi – e, per estensione, quello dell’allora fidanzato Alberto Stasi – il vero protagonista silenzioso delle ultime riaperture investigative, alimentando un confronto tecnico che non accenna a trovare una sintesi. Da una parte, le analisi condotte dai consulenti della famiglia Poggi, che avrebbero individuato tracce di un’attività potenzialmente significativa nella serata antecedente l’omicidio; dall’altra, le perizie di parte della difesa di Stasi, che riportano il focus su dinamiche del tutto opposte, segnalando accessi ai file della tesi universitaria e scongiurando l’ipotesi di un litigio scaturito dalla visione di materiale privato.

Il quadro, già complesso per la mole di dati e per l’obsolescenza dei sistemi operativi dell’epoca (Windows XP), si è ulteriormente articolato nelle ultime settimane, soprattutto dopo le rivelazioni andate in onda a “Quarto Grado”. Il programma ha ospitato figure chiave come i periti informatici Daniele Occhetti e Roberto Porta, coloro che condussero la consulenza per il giudice Vitelli, portando all’assoluzione di Stasi in primo grado. La loro ricostruzione, che si basa su un’analisi “probabilistica” dei log di sistema, escludeva con un margine di certezza ritenuto sufficiente l’apertura della famigerata cartella “Militare” – quella contenente migliaia di immagini pornografiche – da parte di Chiara Poggi la notte del 12 agosto 2007. Una valutazione tecnica, quella legata ai secondi necessari per navigare tra le cartelle, che per i periti del giudice rendeva poco credibile la tesi secondo cui la ragazza avrebbe scoperto quei contenuti, scatenando poi un litigio fatale con Stasi.

A distanza di anni, però, il racconto dei fatti si è arricchito di un capitolo opposto. Il consulente della difesa di Stasi, Alessandro Borra, attualmente al lavoro su un’analisi dettagliata, ha riferito l’emersione di tracce di accesso a file contenenti video intimi riconducibili alla coppia, specificando però di non avere ancora concluso l’esame né confermato le tempistiche circolate nelle ultime ore. È un’ammissione che arriva mentre prosegue la “battaglia” tra i consulenti: gli esperti incaricati dalla famiglia Poggi, da tempo, sostengono invece che la sera prima del delitto Chiara non solo abbia aperto quelle cartelle, ma abbia anche visualizzato – seppur in anteprima – alcune immagini, ipotizzando che questo possa aver rappresentato il movente del gesto omicida.

Parallelamente, emerge un altro tassello proveniente dalle verifiche effettuate sul computer di Chiara, quello utilizzato da tutta la famiglia. I consulenti della parte civile (Reale, Bassetti e Falleti) avrebbero infatti escluso, attraverso l’uso di software più avanzati, che Andrea Sempio – l’amico del fratello attualmente indagato – abbia mai avuto accesso ai video intimi che Chiara custodiva nel suo dispositivo. Un elemento, questo, che restringe ulteriormente il campo delle ipotesi alternative rispetto alla ricostruzione del movente, sebbene non chiarisca l’accesso ai file presenti sul portatile di Stasi.

Mentre la Procura di Pavia porta avanti i propri accertamenti, considerando anche il computer di casa Poggi alla ricerca di eventuali tracce riconducibili a Sempio, la difesa di Stasi ha fatto sapere di voler estendere le analisi forensi proprio al dispositivo della vittima, ritenendo ormai irrilevanti le contestazioni sul proprio assistito. Gli avvocati Bocellari e De Rensis hanno parlato di “analisi irrilevanti”, sottolineando come il computer di Stasi sia già stato oggetto di decine di consulenze e due perizie formali, e come il dato fornito dalla difesa Poggi non trovi conferma nei primi riscontri effettuati dai propri esperti.

A rendere tutto più tortuoso, in questo scontro a colpi di perizie informatiche, è la natura stessa del supporto digitale esaminato. La difficoltà di distinguere le attività umane dalle semplici tracce elettroniche generate dal sistema operativo – una distinzione su cui la difesa di Stasi ha insistito più volte, sostenendo che certi accessi fossero solo operazioni automatiche di Windows – rende ogni interpretazione passibile di contestazione. Quella che per alcuni è una prova dell’accesso a file compromettenti, per altri non è altro che un artefatto informatico, un’impronta digitale generata in autonomia dalla macchina senza un’azione cosciente dell’utente.

Il confronto a “Quarto Grado” e il nodo dei cinque minuti

Il dibattito televisivo di “Quarto Grado” ha offerto una vetrina a queste due anime della consulenza informatica, restituendo al pubblico la complessità di un caso in cui la tecnologia si fa arbitro della ricostruzione storica. Occhetti e Porta hanno ribadito la loro posizione: le modifiche alla tesi di laurea di Stasi, avvenute in un lasso di tempo molto ristretto tra le 21.59 e le 22.14, dimostrerebbero che Chiara era serenamente impegnata ad aiutare il fidanzato, escludendo di fatto un litigio legato alla scoperta di altri file. Un passaggio, questo, che secondo i periti avrebbe trovato conferma anche nelle analisi originali dei Ris, capaci di tracciare gli “accrescimenti di contenuti” nei documenti di videoscrittura.

Dall’altra parte, la consulenza Borra e le evidenze portate dalla famiglia Poggi puntano il dito su ciò che sarebbe accaduto in quella stessa finestra temporale, o forse proprio negli istanti immediatamente successivi, quando Stasi non era presente. Le dichiarazioni del consulente della difesa lasciano intendere che il lavoro sull’analisi dei file sia ancora in corso, con particolare attenzione al numero degli accessi e alle date precise. Un lavoro che potrebbe rivelarsi decisivo se riuscisse a colmare quel famoso “vuoto informatico” di pochi minuti che ancora oggi divide gli investigatori e gli esperti chiamati a giudicare.

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