Warsh davanti al Senato: fedelta’ a Trump o indipendenza? Il patrimonio da 200 milioni e l’eredita’ Lauder nel mirino
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Redazione Economia
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Oggi è il giorno di Kevin Warsh. L’uomo che Donald Trump, ormai da più di un anno stabilmente alla Casa Bianca per il suo secondo mandato, ha scelto per raccogliere l’eredità di Jerome Powell si siede davanti alla commissione Banche del Senato per l’audizione di conferma alla presidenza della Federal Reserve, in un momento di straordinaria tensione istituzionale attorno alla banca centrale più influente del mondo. Cinquantasei anni, laureato a Stanford e poi alla Harvard Law School, Warsh è stato governatore della Fed tra il 2006 e il 2011, il più giovane della storia, nominato da George W. Bush; oggi si trova a dover navigare in acque molto più agitate, dove la sua fedeltà all’inquilino della Casa Bianca finisce inevitabilmente per scontrarsi con il giuramento di indipendenza che dovrebbe pronunciare per sedersi alla poltrona più importante di Wall Street.
Il "fronte anti Warsh" e la spada di Damocle dell’inchiesta su Powell
La strada verso la poltrona, per il banchiere d’affari, è tutt’altro che spianata. A Capitol Hill si è formato un inedito "fronte" che rischia di paralizzare la successione: tutti i democratici della commissione, e persino alcuni repubblicani come il senatore Thom Tillis, hanno chiesto di congelare la nomina finché non sarà risolta la bufera giudiziaria che avvolge il presidente uscente. La questione è delicatissima, perché il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta penale su Powell – accusato, secondo fonti ufficiali, di aver mentito al Congresso sui costi di ristrutturazione della sede centrale – e Tillis ha giurato che non voterà nessun candidato della Fed finché quell’indagine, ritenuta da molti giuristi una pressione politica inaccettabile, non sarà archiviata. Warsh, quindi, si presenta all’esame non solo per dimostrare le sue competenze tecniche, ma anche per cercare di rompere questo stallo che minaccia di lasciare vacante il posto il 15 maggio, data della scadenza del mandato di Powell.
Un patrimonio da 200 milioni di dollari e i legami con l’impero Estée Lauder
Se la politica rappresenta l’ostacolo principale, la ricchezza personale del candidato rappresenta l’altro grande tema caldo. Le nuove disclosure finanziarie di Warsh, depositate al Senato, dipingono il ritratto del presidente della Fed più ricco di sempre, con un patrimonio che oscilla tra i 135 e i 226 milioni di dollari. Ma a far alzare il sopracciglio agli osservatori non è solo il numero tondo, quanto la natura di quegli asset. Nelle carte presentate al Senato, Warsh ha dovuto elencare una serie di partecipazioni che spaziano da SpaceX a Polymarket, passando per fondi di venture capital legati all’intelligenza artificiale e alle criptovalute, senza dimenticare la montagna di consulenze milionarie: solo dall’investitore Stanley Druckenmiller, una leggenda di Wall Street, ha incassato 10,2 milioni di dollari lo scorso anno. A complicare ulteriormente il quadro, poi, c’è il patrimonio della moglie, erede del colosso cosmetico Estée Lauder: una situazione che, se da un lato lo rende immune da qualsiasi tentazione economica, dall’altro espone il banchiere a potenziali conflitti di interesse in un’era di inflazione e tassi variabili.
La strategia di Warsh: promesse di indipendenza tra le strette di mano del tycoon
Consapevole del clima di sfiducia, Warsh ha deciso di giocare d’anticipo. Nelle anticipazioni del discorso di apertura fornite alla vigilia, l’ex governatore ha pronunciato la parola magica che tutti i senatori attendevano: "indipendenza". Secondo quanto riportato dai media, Warsh dirà che la banca centrale "deve restare rigorosamente indipendente" nella conduzione della politica monetaria, concentrandosi esclusivamente sui suoi obiettivi principali come la lotta all’inflazione. C’è però una sfumatura, nella sua strategia retorica, che non passa inosservata: sebbene ribadisca che i banchieri centrali devono essere "abbastanza forti" per ascoltare opinioni diverse – un chiaro riferimento ai tweet (o ai comandi vocali) di Trump – Warsh non ha mai condannato esplicitamente il diritto del presidente di esprimere la sua preferenza sui tassi. "L’inflazione è una scelta, e la Fed deve prendersene la responsabilità", dirà probabilmente, cercando di accontentare sia i falchi del partito sia la Casa Bianca, che chiede una riduzione aggressiva del costo del denaro nonostante il conflitto in Iran continui a tenere alti i prezzi del petrolio.
La guerra in Iran e il puzzle dei tassi: l’eredità pesante per il successore
Lo scenario macroeconomico, poi, è forse la variabile più imprevedibile di questa delicatissima transizione. Mentre Warsh cerca di convincere i senatori, un altro membro del board della Fed, Christopher Waller, ha chiesto un taglio dei tassi nonostante la guerra in Iran continui a infiammare il Medio Oriente, creando una spaccatura interna all’istituto. Da un lato c’è la necessità di sostenere un’economia che mostra segni di rallentamento; dall’altro il rischio che un taglio anticipato faccia schizzare l’inflazione, vanificando gli sforzi degli anni precedenti. Se Powell, da presidente uscente, si è sempre distinto per una certa prudenza, Warsh – che da governatore nel 2008 era considerato un falco contrario a tagli troppo aggressivi – sembra aver modificato le sue posizioni per allinearsi alle direttive della Casa Bianca, un cambio di rotta che i repubblicani più ortodossi guardano con sospetto. La sua audizione, quindi, non è solo un rito di conferma: è il primo atto di quello che si preannuncia come un durissimo scontro per il controllo della politica monetaria americana, con i mercati pronti a leggere ogni virgola delle sue dichiarazioni per capire se l’era Powell si chiuderà con un colpo di coda o con una resa dei conti.
Meta Description: Kevin Warsh, scelto da Trump per la Fed, affronta l’audizione al Senato tra un patrimonio da 200 milioni e l’inchiesta su Powell.




