Acca Larentia, il gup di Roma proscioglie 29 militanti di Casapound per i saluti romani del 2024

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giudice dell’udienza preliminare di Roma ha deciso il proscioglimento di ventinove persone, nella quasi totalità dei casi militanti di Casapound, che erano finite sotto inchiesta per i saluti romani eseguiti il 7 gennaio del 2024 durante la commemorazione di via Acca Larentia. La vicenda, risalente a oltre due anni fa, riguardava le immagini, poi diffusamente circolate sui social network, di decine di braccia tese e del coro “presente” in ricordo dei tre giovani del Fronte della Gioventù uccisi nel 1978, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dalla pm Lucia Lotti, contestava agli indagati la violazione delle leggi Scelba e Mancino, normative che reprimono rispettivamente l’apologia del fascismo e l’istigazione all’odio razziale -1-3.

Il nodo giuridico superato dalle Sezioni Unite

La decisione del giudice, che ha dichiarato il non luogo a procedere sostenendo l’assenza di una “ragionevole previsione di condanna”, affonda le sue radici in un fondamentale intervento della Corte di Cassazione a Sezioni Unite risalente all’aprile del 2024. I giudici di legittimità, infatti, avevano stabilito un principio destinato a fare giurisprudenza: il saluto romano, per acquisire rilevanza penale, non può essere considerato un gesto automaticamente vietato, ma deve concretizzare un pericolo effettivo di riorganizzazione del disciolto partito fascista ai sensi della legge Scelba, oppure configurarsi come manifestazione tipica di discriminazione razziale secondo la legge Mancino. Nel caso specifico della cerimonia all’ex sede dell’Msi, il gup ha ritenuto che non sussistessero gli estremi di tale pericolo concreto, trattandosi di un rito commemorativo che, come è stato evidenziato anche dalle difese, si ripete con le stesse modalità da quasi quarantacinque anni.

La posizione della difesa e il richiamo agli esecutori materiali

L’avvocato Domenico Di Tullio, legale di una parte consistente degli indagati, ha commentato positivamente l’esito dell’udienza, sottolineando come il provvedimento abbia semplicemente recepito l’orientamento della Cassazione, riconoscendo la natura squisitamente commemorativa e non pericolosa dell’evento. Il difensore, in una dichiarazione riportata da diverse agenzie, ha voluto però spostare il focus della discussione pubblica, ricordando come, a distanza di quasi mezzo secolo, rimangano ancora impuniti e ignoti gli esecutori materiali e i mandanti dell’agguato che costò la vita ai tre giovani nel 1978, una ferita, questa sì, ancora aperta nella storia della città.

L’annuncio dell’Anpi e l’attesa per le motivazioni

Nonostante il proscioglimento, la vicenda giudiziaria potrebbe non essere del tutto archiviata. L’Anpi, che si era costituita parte civile nel procedimento, ha già annunciato tramite il proprio legale, l’avvocato Emilio Ricci, l’intenzione di chiedere alla Procura di impugnare la decisione dinanzi al tribunale del riesame, definendo la sentenza del gup “sorprendente” e non allineata, a suo giudizio, con le linee guida tracciate dalla Suprema Corte. Per comprendere appieno le argomentazioni che hanno portato il giudice a escludere qualsiasi profilo di reato, sarà comunque necessario attendere il deposito delle motivazioni, che, come da prassi, avverrà nei prossimi trenta giorni, un termine durante il quale gli atti rimarranno sigillati e la polemica politica, inevitabilmente, è destinata a non spegnersi.

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