Mps, la terza lista di Plt Holding riapre la partita sul vertice con Lovaglio e Bisoni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’assemblea del 15 aprile, convocata per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, si annuncia come un campo di battaglia dove la geometria dei poteri, piuttosto che la concordia auspicata dalla vigilanza, sembra dettare legge. A poche ore dalla scadenza per la presentazione delle candidature, è stata depositata una terza lista, quella di Plt Holding, la capogruppo della famiglia Tortora che detiene circa l’1,2 per cento del capitale dell’istituto. Con una rosa lunga di dodici nomi—quella che corre per la maggioranza del consiglio—l’operazione rimette in gioco Luigi Lovaglio, l’amministratore delegato uscente che il board aveva messo alla porta lo scorso 4 marzo escludendolo a sorpresa dalla lista ufficiale del cda.

Il ticket sfidante e il significato della lista "aperta" di Tortora

La lista di Plt Holding non è un semplice atto di presenza, ma una sfida strutturata all’assetto di governance uscente. Per il ruolo di amministratore delegato viene ricandidato Lovaglio, mentre la presidenza è affidata a Cesare Bisoni, ex presidente di Unicredit, un nome di spessore che porta con sé il peso specifico di una lunga esperienza nel credito italiano. A completare il ticket, una serie di candidati indipendenti che mirano a dare a quella che Pierluigi Tortora, presidente di Plt Holding, ha definito una proposta “aperta”, rivolta a tutti gli azionisti per garantire la continuità di un disegno strategico che—sotto la guida di Lovaglio—ha portato alla chiusura del 2025 con un utile netto di 2,75 miliardi e alla rilevante operazione su Mediobanca.

La frattura con il cda uscente e i numeri della sfida

La mossa della famiglia Tortora interviene in un clima di guerra aperta, nonostante le raccomandazioni della Banca centrale europea, che aveva sollecitato un clima di concordia tra i soci per il bene della banca dopo l’integrazione con Mediobanca. Il board uscente, infatti, aveva escluso Lovaglio dai giochi, indicando una terna di candidati alla guida operativa—Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi—in un tentativo di discontinuità che però non ha trovato sponda né nel primo azionista Delfin (al 17,5%) né in alcuni investitori istituzionali. In questo quadro, la lista di Plt Holding diventa il contenitore del voto di chi ritiene che il rilancio del Monte non possa prescindere dalla figura del banchiere lucano, sfidando apertamente l’influenza del socio Francesco Gaetano Caltagirone, che nei mesi scorsi aveva fatto emergere divergenze sulla gestione dell’integrazione con Mediobanca e sul futuro della stessa Piazzetta Cuccia.

L’ago della bilancia e la partita sui numeri

Se l’attuale cda, con la propria lista, parte tecnicamente avvantaggiato nel meccanismo di voto che garantisce comunque la metà più uno dei seggi alla lista che ottiene la maggioranza relativa, la vera partita si gioca sulle soglie e sulle alleanze. Il 60% del capitale è in mano agli investitori istituzionali, un’armata di fondi che in assemblea avrà il peso decisivo. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sceso al 4,9%, potrebbe astenersi, lasciando il campo a Delfin e agli altri soci. Secondo le ricostruzioni, la soglia che può spostare l’esito della partita si colloca attorno al 20% dei voti presenti: una quota che la lista di Plt Holding, se riuscirà a catalizzare il consenso dei grandi gestori e di quei soci delusi dalla rottura con Lovaglio, potrebbe ambire a raggiungere o quantomeno condizionare pesantemente. Il deposito di questa terza lista, insomma, non è solo un atto formale, ma la formalizzazione di uno scontro di potere che trascende i singoli nomi per investire il modello di sviluppo della banca senese, a pochi giorni dalla verifica assembleare.

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