Roma, la marea fucsia di Non una di meno: "Sabotiamo il patriarcato"
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Redazione Interno
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Le strade del centro di Roma hanno ospitato il corteo nazionale del movimento transfemminista Non una di meno, un fiume color fucsia che, con fumogeni, cori e mazzi di chiavi agitati nell'aria a simboleggiare la richiesta di sicurezza, ha sfilato in vista della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre. La manifestazione, partita da piazza della Repubblica per concludersi a piazza San Giovanni, ha visto la partecipazione di migliaia di persone, unendole sotto lo slogan "Sabotiamo guerre e patriarcato", scelto per denunciare quella che le organizzatrici definiscono una preoccupante normalizzazione della violenza patriarcale. Tra la folla, si sono riconosciuti anche volti noti del cinema, a testimonianza di un'adesione che travalica i confini di un impegno puramente militante.
Le ragioni di una protesta trasversale
La protesta, che si è snodata lungo un percorso articolato che tocca alcuni dei luoghi simbolo della Capitale, non si limita a una generica condanna della violenza di genere ma articola una critica precisa, indirizzata in modo specifico all'esecutivo. Le attiviste, le quali hanno sottolineato la natura transfemminista del corteo, accusano il governo di favorire, attraverso quelle che definiscono "leggi misogine e transfobiche", un clima di crescente intolleranza e di attacco ai diritti, paventando inoltre pericolosi tagli ai fondi destinati ai centri antiviolenza, strutture fondamentali per il supporto concreto alle vittime.
Politica e polemiche attorno alla piazza
L'evento non è rimasto confinato alla dimensione della piazza, diventando anzi oggetto di un aspro dibattito politico che ne ha preceduto lo svolgimento. Un esponente di Fratelli d'Italia ha condannato con forza quelle che ha etichettato come "finte femministe", riferendosi a un post apparso sui social media, in cui si associava la lotta ai femminicidi a un'espressione di violento disprezzo verso il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L'intervento ha bollato come "vergognose" e istigatrici alla violenza quelle affermazioni, dipingendo un quadro di un clima d'odio fomentato da certe frange del movimento.
L'arte e il messaggio in piazza
Nonostante le polemiche, la giornata è proseguita all'insegna di una partecipazione corale e carica di simboli, dove l'omaggio alla cantante Ornella Vanoni ha rappresentato un momento di riconoscimento culturale. L'utilizzo delle chiavi, brandite per creare un frastuono collettivo, è servito a ricordare la paura e la necessità di sentirsi al sicuro per le donne che rientrano a casa da sole, trasformando un gesto di quotidianità in un potente atto di denuncia. La marea rosa, o fucsia che dir si voglia, ha così colorato la città, mescolando rivendicazioni politiche radicali a un'esigenza di solidarietà e visibilità.




