Sabotiamo il patriarcato, una marea fucsia invade le strade di Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una marea fucsia, compatta e determinata, ha invaso nel pomeriggio le strade del centro di Roma, da piazza della Repubblica a San Giovanni, trasformando la capitale in un palcoscenico di protesta e di rivendicazione. Secondo le organizzatrici, a sfilare sono state settantamila persone, un fiume in piena di attiviste e attivisti riuniti sotto l'egida del movimento transfemminista Non una di Meno, che ha scelto la capitale per un corteo nazionale in vista della Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne. Il cielo si è tinto del colore dei fumogeni, mentre il suono metallico di migliaia di chiavi agitate risuonava come un monito collettivo, un allarme perenne contro l'oppressione e la violenza di genere.

Uno slogan che unisce le lotte

A scandire il ritmo della manifestazione, rendendolo quasi un mantra collettivo, è stato lo slogan “Sabotiamo guerre e patriarcato”, scelto per sottolineare la stretta connessione che il movimento vede tra i diversi fronti di conflitto. Le organizzatrici, del resto, hanno spiegato senza mezzi termini come “il contesto di guerra che stiamo vivendo stia portando a un arretramento nelle politiche di contrasto alla violenza di genere”, un binomio, quello tra militarismo e maschilismo, che viene percepito come la radice di un pericoloso arretramento culturale e sociale. Su tutto, sullo sfondo di quella giornata di mobilitazione, rimbalzavano con forza le parole pronunciate nelle ultime ore, quelle che hanno acceso un dibattito politico aspro e che sono state avvertite come una stortura da contrastare con ancor maggiore determinazione.

L'omaggio a Vanoni e la presenza dei volti noti

In un momento di pausa carico di significato, il corteo si è fermato per osservare un minuto di silenzio, un attimo di raccoglimento prima di esplodere in una danza liberatoria sulle note di «La voglia, la pazzia», classico indimenticato dell'immensa Ornella Vanoni a cui il movimento ha voluto tributare un sentito omaggio. Tra la folla, era possibile scorgere anche alcuni volti noti, che hanno scelto di unirsi alla marea fucsia; tra questi, l'attrice Paola Cortellesi, la quale, interpellata, ha espresso il proprio personale sconforto di cittadina di fronte a certe dichiarazioni, sottolineando come da quelle parole non emerga “una voglia di andare avanti sull'educazione sessuo-affettiva nelle scuole”, un ambito che, a suo dire, “richiede tutto un altro tipo di società”. Con visibile soddisfazione, l'attrice ha poi fatto notare la massiccia partecipazione maschile, un segnale di cambiamento che non è sfuggito a molti.

Una protesta che guarda al futuro

La manifestazione, nel suo insieme, si è configurata non come una semplice commemorazione, ma come un atto politico propositivo e di rottura, un tentativo di sabotare, appunto, le strutture portanti di un sistema giudicato oppressivo. Le bandiere e i cartelli che sventolavano a perdita d'occhio non parlavano solo di rifiuto, ma disegnavano i contorni di un mondo differente, dove l'educazione e la prevenzione diventano strumenti fondamentali per scardinare dinamiche di potere consolidate. Quella marea fucsia, che ha colorato Roma, ha lasciato un segno tangibile di una vitalità che non intende arretrare, mescolando la denuncia per le violenze, di cui purtroppo la cronaca nera continua a dare conto con troppa frequenza, alla gioia contagiosa di un ballo collettivo, unendo la fermezza della protesta alla leggerezza di una canzone.

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