Washington chiede la rimozione della relatrice Onu Francesca Albanese: «Appoggia il terrorismo»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha formalmente richiesto alle Nazioni Unite di revocare l’incarico a Francesca Albanese, relatrice speciale sui territori palestinesi occupati, accusandola di «antisemitismo virulento» e di «sostegno al terrorismo». La richiesta, avanzata attraverso documenti interni ottenuti dal Washington Free Beacon, include anche l’accusa di aver «falsamente rappresentato le proprie qualifiche legali», un dettaglio che alimenta ulteriormente lo scontro diplomatico.
La controversia si è acuita dopo la pubblicazione del rapporto Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio, redatto dalla stessa Albanese, che elenca oltre trenta aziende internazionali accusate di finanziare, direttamente o indirettamente, l’occupazione israeliana. Tra i nomi citati figurano colossi come Leonardo, Amazon, Volvo e Microsoft, attivi in settori che vanno dalla difesa alla tecnologia, passando per l’energia e il turismo. Secondo il documento, queste imprese avrebbero tratto vantaggio dalla situazione nei territori palestinesi, contribuendo a un sistema economico che, nelle parole della relatrice, «sostiene violazioni sistematiche dei diritti umani».
Il rapporto, che risale alle origini dell’occupazione nel 1967 – anno in cui la Guerra dei Sei Giorni modificò gli equilibri regionali –, analizza il ruolo delle multinazionali nell’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nell’assedio di Gaza. Albanese, che già in passato aveva annunciato l’intenzione di rendere pubbliche queste informazioni, ha sottolineato come il coinvolgimento di tali aziende non si limiti alla logistica o alla fornitura di materiali, ma includa anche investimenti in infrastrutture illegali secondo il diritto internazionale.
La reazione degli Stati Uniti non si è fatta attendere. Washington ha espresso «profonda preoccupazione» al segretario generale dell’Onu António Guterres, definendo «inaccettabili» le attività della relatrice, ritenute «pregiudizievoli» e «unilaterali». Le critiche americane, tuttavia, non hanno impedito la diffusione del dossier, che ora rischia di aprire un nuovo fronte giudiziario e mediatico.




