Villaggio dei Fiori, muore e gli abusivi le occupano la casa: entrati prima che i parenti potessero ritirare gli effetti personali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultimo appartamento finito nelle mani degli occupanti abusivi al Villaggio dei Fiori di Spinea, nel veneziano, non era nemmeno un alloggio sfitto o in attesa di assegnazione, bensì risultava ancora formalmente intestato a una donna deceduta da pochissimo, al punto che all’interno giacevano intatti tutti i suoi effetti personali, dai mobili ai ricordi di una vita. La dinamica dell’occupazione, avvenuta sabato scorso secondo quanto ricostruito, lascia poco spazio all’interpretazione della vicenda come un gesto isolato e disperato: qualcuno, verosimilmente una coppia, è entrato nell’appartamento, che si trova ai piani alti di uno dei condomini della zona, e ne ha preso possesso con una rapidità che ha dell’incredibile, tanto che i parenti della defunta, tornati dal funerale per recuperare quanto la loro congiunta lasciava, si sono trovati la casa già occupata e parte dei beni, chissà con quali criteri, persino abbandonati in strada. La società Insula, che per conto del Comune di Venezia gestisce le manutenzioni e il patrimonio immobiliare in quella zona, non ha esitato a definire la faccenda per quello che appare: un vero e proprio racket, una organizzazione che agisce con tempismo e professionalità, tanto che il presidente Fabio Raschillà ha denunciato come non ci sia neppure il tempo materiale per mettere in sicurezza gli alloggi, figuriamosi per avviare le pratiche burocratiche che dovrebbero tutelare il diritto dei legittimi eredi o dei prossimi assegnatari.

Il modus operandi e le difficoltà di intervento

Secondo quanto riferito dagli stessi residenti della palazzina, che ormai conoscono bene il fenomeno e le sue modalità, i due occupanti non avrebbero agito da soli, ma sarebbero stati agevolati, per usare un eufemismo, da altri abusivi già insediati da tempo nel complesso, i quali li avrebbero fatti entrare dal portone principale senza troppi problemi, fornendo loro anche le informazioni necessarie per allacciarsi alle utenze, visto che il giorno dopo l’irruzione, di domenica, avevano già la luce in casa, un dettaglio, questo, che la dice lunga sulla preparazione e sulla rete di supporto di cui dispongono. Il quadro che emerge è quello di una vera e propria criminalità organizzata dedita all’occupazione sistematica degli alloggi popolari, un fenomeno che non risparmia nessuno e che utilizza strumenti e picconi professionali per forzare qualsiasi chiusura, come ha spiegato lo stesso Raschillà, il quale ha sottolineato come la sua azienda possa al massimo murare gli ingressi con dei mattoni, ma non ha certo i mezzi per installare blocchi di ferro o reti termosaldate che possano resistere a certi assalti. Nel caso specifico, poi, la situazione è ancora più ingarbugliata dal punto di vista legale e umano, perché Insula non può nemmeno procedere alla muratura dell’alloggio, come sarebbe prassi per evitare nuove intrusioni, fintanto che i familiari della donna deceduta non avranno recuperato quanto di loro proprietà è ancora all'interno, un atto dovuto di rispetto che però lascia campo libero agli occupanti.

La gestione di un patrimonio complesso

Il Condominio Venezia, questo il nome del complesso immobiliare al centro della bufera, rappresenta da decenni una anomalia urbanistica e sociale non indifferente, essendo di proprietà del Comune di Venezia ma sorgendo fisicamente nel territorio di Spinea, una dicotomia che spesso si traduce in un rimpallo di responsabilità tra le due amministrazioni, con Venezia proprietaria dei muri e Spinea costretta a subire le ricadute in termini di ordine pubblico e degrado. Sono circa centocinquanta gli appartamenti che il capoluogo lagunare possiede in quel fazzoletto di terra da oltre quarant'anni, utilizzati storicamente per trasferire nuclei familiari provenienti dalle liste dei servizi sociali, una soluzione abitativa che ha creato nel tempo non poche frizioni con i residenti locali e che, dal 2017 a oggi, ha visto aggravarsi il fenomeno delle occupazioni abusive, con decine di alloggi finiti in mano a persone prive di qualsiasi Titolo. La cronaca recente racconta di episodi limite, come quello di una famiglia di nove persone che si era insediata abusivamente in un appartamento, creando non pochi problemi di convivenza e sicurezza, o come il caso di una donna che, con l'aiuto di amici, aveva abbattuto un muro a colpi di mazza per entrare in una casa con le sue due bambine, situazioni che evidenziano come il problema sia ormai strutturale e di difficile soluzione.

La denuncia di chi abita regolarmente

I condomini che pagano regolarmente l'affitto e rispettano le regole, quelli che Raschillà definisce cittadini onesti, sono ormai esasperati da una convivenza forzata che rasenta l'impossibile, costretti a sopportare schiamazzi notturni, risse, l'uso improprio degli spazi comuni con barbecue sotto le finestre e bombole del gas abusive sui terrazzi, senza dimenticare il degrado igienico-sanitario provocato dall'abbandono di rifiuti e mobili che attira topi e blatte. Molti di loro, soprattutto gli anziani, hanno paura a uscire la sera, preferiscono restare chiusi in casa piuttosto che incrociare certi personaggi nei cortili bui, una tensione che è palpabile e che a tratti esplode in episodi di aperta ostilità, come dimostra l'aggressione avvenuta nei giorni scorsi ai danni di una titolare di una pizzeria della zona, presa a pugni e minacciata insieme ai suoi collaboratori dopo aver semplicemente fatto notare ad alcuni abusivi che non potevano abbandonare rifiuti per strada. La speranza dei residenti regolari, spesso disattesa, è che le istituzioni competenti, dai carabinieri alla polizia locale, dai Comuni di Spinea e Venezia fino al Governo, passino finalmente dalle parole ai fatti, coordinando un intervento risolutivo che ponga fine a quella che viene ormai percepita come una occupazione militare del quartiere, dove chi rispetta la legge si sente straniero in casa propria.

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