Modena, eredità da 800mila euro al nipote: i parenti perdono la causa sul testamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una donna di ottant'anni residente a Modena aveva deciso di lasciare l'intero suo patrimonio, stimato in circa 800mila euro tra immobili e conti correnti, a un solo nipote, all'epoca dei fatti trentenne. La scelta, formalmente legittima dal momento che l'anziana non aveva né figli né marito in vita, era stata messa nero su bianco in un testamento olografo datato 20 maggio 2012. Dopo la morte della donna, avvenuta nel 2018, il giovane era entrato in possesso dell'eredità, ma la sua posizione è stata subito contestata dagli altri nipoti, rimasti esclusi dall'asse ereditario.

L'accusa di «mano guidata»

Secondo i parenti esclusi, il documento non poteva essere autentico. La tesi iniziale sosteneva che il testamento fosse stato redatto sotto dettatura e con l'aiuto di un'altra persona, per poi concentrarsi nel corso della causa sull'ipotesi della cosiddetta «mano guidata»: la donna, fisicamente presente davanti al foglio, sarebbe stata assistita nella scrittura da qualcuno.

Alla base della contestazione c'era la maculopatia essudativa diagnosticata all'anziana, una patologia oculare che compromette gravemente la visione centrale e che, secondo i ricorrenti, le avrebbe impedito di scrivere in autonomia. I parenti chiedevano quindi l'esclusione dell'autografia del testamento, la sua invalidità e l'apertura della successione legittima, che li avrebbe visti direttamente coinvolti nella spartizione dei beni.

La perizia grafologica

Per fare chiarezza, i giudici hanno disposto una consulenza tecnica d'ufficio di natura grafologica, affidando a un perito il compito di confrontare la scrittura del testamento con altri documenti autografi della donna. L'esito dell'esame è stato netto. Nella relazione si legge che il testamento è «interamente redatto da un'unica mano scrivente»: il confronto ha evidenziato numerosi elementi di corrispondenza tra le grafie e nessuna differenza sostanziale. Secondo il perito, dunque, testo, data e firma sono autografi e il documento è stato materialmente scritto dalla donna.

Anche la data del 20 maggio 2012 è stata ritenuta molto probabilmente veritiera. L'analisi non ha rilevato tremori, tratti ripassati, soste o riprese della scrittura, tutti elementi che avrebbero potuto indicare l'intervento di una seconda persona.

Le condizioni di salute della testatrice

La consulenza non si è limitata alla grafia, ma ha preso in esame anche le condizioni fisiche e cognitive dell'anziana. Secondo il medico incaricato, il grave deficit visivo non aveva compromesso la capacità motoria necessaria per scrivere autonomamente. Dagli accertamenti clinici non è emersa alcuna compromissione cognitiva né alterazione di tipo motorio che potesse ostacolare la normale gestualità, ivi compresa la scrittura autonoma.

Un elemento considerato dai giudici è stato anche il fatto che la donna avesse sottoscritto personalmente diversi consensi informati per trattamenti sanitari nel 2012 e negli anni successivi, circostanza che ha contribuito a escludere uno stato di incapacità.

Due gradi di giudizio

La vicenda è passata prima dal Tribunale di Modena, che in primo grado ha respinto le istanze dei parenti con una sentenza depositata nell'ottobre del 2025, e poi dalla Corte d'Appello di Bologna, la cui prima sezione civile nelle scorse settimane ha confermato la decisione. I giudici hanno ritenuto il testamento pienamente valido, per assenza di incapacità della testatrice e per accertata autografia del documento. Il patrimonio rimane dunque al nipote indicato nelle ultime volontà. La nipote che aveva presentato il ricorso iniziale è stata condannata a pagare 4mila euro.

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